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Full text of "La nobiltá Borromea esposta in sontuoso apparato : dagl'Illustrissimi Signori abati, e dottori dell'insigne Collegio De' SSri. Giudici, conti e cavalieri della cittá di Milano : nella solenne aggregazione dell' Emmo., e Revmo. Sig. cardinale Giberto Borromeo, patriarca d'Antiochia, e vescovo di Novara"

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http://archive.org/details/lanobiltborromeaOOsass 



L A 

NOBILTÀ BORROMEA 

ESPOSTA IN SONTUOSO APPARATO 

Dagl' Illuftriffinii Signori 

ABATI, E DOTTORI 

DELL' INSIGNE COLLEGIO 

DE' SS. RI GIUDICI, CONTI, E CAVALIERI 

t 
> DELLA CITTA DI MJLANO 

NELLA SOLENNE AGGREGAZIONE 

Dell' Em. mo , e Rev. 1 * Sig. Cardinale 

GIBERTO BORROMEO 

PATRIARCA D* ANTIOCHI A, 

E VESCOVO DI NOVARA. 

co\*.€Pra.T\ees-coQjr o PamoOaS , K-i 




IN MILANO MDCCXVIU* 

Per Pietro Francefco Nava Stampatore del detto Infjgne Collegio, 
CON LICENZA DE' SUPERIORI* 



IBG<4£sa. 






9$*' 




Orrevano i mefti giorni , in cui la Chieia 
Ivi ilanefè, vertendo a nero di melanconica 
pietà i fuoi Altari , tutta s' involge nel fofco 
velo di un umile penitenza, ed intimato il 
lungo duolo di un Quarefimalefilenzo anche 
alla innocente allegrezza de' rnufici Sgo- 
menti, non lafcia rifuonare i fuoi Tempii t 
fuorché di profetici gemiti , e facri treni , per 
incitare la compamone de' Fedeli alla più 
raccolta, e tenera rimembranza della Paflìone del Redentore; 
quando allo fpargerfi del feliciflìmo annuncio, che foffe una volta 
promoflo al tanto afpettato onore della porpora Cardinalizia il 
degniflimo Patriarca, Vefcouo , e Concittadino Monfignor 
Giberto Borromeo, parve , che, come air improvifa comparfa di 
un lampo di Sole fquarciaiì, e fi indora il tetro feno alle nubi, così 
reflaflè per qualche tempo fofpefo fui ciglio più fereno de'Citta^- 
diniquel dìvoto orrore del loro lutto pietofo, e fi fvegliaflè nel 
cuor di tutti certa qual dolce tonfolazione, che anticipava agi* 
animi il giubilo delle vicine Fefte Pafcalì. Ne diedero pubblica di- 
moftrazione di contentezza i Nobili, che midi in bella confusone 
co'i Maeftrati più autorevoli accoderò in folte fchiere alle repli- 
cate folenni azzioni di grazie alP Altiflimo : Ne fefìeggiarono 
con pompa di pieno godimento i più congiunti e di amore, e di 
fangue, cheino^ni lato della Città fecero volar fiamme artificio- 
fe, ed arder faci di gioja : Ne fparfero con iftrepitofo rimbombo 
di Viva la lieta nuova ai più rimoti confini di quefto Stato, e de' 
foraftieri Dominici fudditi delle domeniche Signorie, ch'ebbero 

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4 
a fpendere piùmefi, per contentare il genio non mai (Urico della 
loro fpiritofa allegrezza facendo rifpondere ogni Valle, ogni 
Monte con ecco di feftevole mono, e gareggiando con amena 
emulazione, a chi potette cogl 1 apparati più fplendidi rendere 
più dipintala fincerità del lor giubilo. 

In quefto allegro boli ore di pubbliche Fefte non lafciarono 
anche gPilluftriflimi Signori Conti, Cavalieri, e Giudici di quefto 
in Tigne Collegio di atte lire con i più caldi ufficj di congratula- 
zione alla Borromea famiglia, e al Parentado la privata fomm* 
lor gioja, accordando a i Viva del popolo le fue feftofc acclama- 
zio ni , con tutto quello fpirita di nobile brio, che poteano eccitar 
loro in feno le amabili doti di un tal foggetto, la venerazione, e la 
ftimadisìgranCafa. Tanto più, che a dare una foavefpinta all' 
allegrezza pofta, per così dire, già in corfo dal genio proprio, e 
parziale di quefti Signori v 1 entrò la Gentilezza del medefimo 
nuovo Porporato Borromeo, il quale non obbligato da altro 
titolo, fuorché dalla fua innata Benignità, fpedì fubito da 
Roma l'avvifò di quefta fua promozione a tutto il Collegio con 
termini di tanta finezza, che non ponno lafciarfì fono lilcnzo, 
efonoifeguenti. 

ILL^SIG.* 1 

LA partecipazione, che io faccio alle SS. ric VV. IH. me d'aver- 
mi Lunedì feorfo la Santità di Noftro Signore Clementi^ 
(imamente promoflb alla Porpora mi viene dettata dalla 
iingolare ftima, con cui riverifeo codefto Nobiliflìmo Collegio, 
Dall' animo gentiliflìmo delle SS. ,c VV. IH. 11 " mi prometto, che 
verrà ammetta a buon grado quefta notizia , e eh' elleno faranno 
percompiacerfi di darmene i contrafegni con molti loro coman- 
di , perche io abbia fempre modi di comprovarmi 
Delle SS.™ VV. III.™ 

Roma 20. Marzo 1717. 

Serv. rc V.° 
G. Cardinale Borromeo, 
A tergo 

Air HI.™ Sig. ri li SS. ri Dottori del Collegio di Milano . 



5 
Ad un tratto così obbligante di cortefifTìm a attenzione 
corrifpofè immantinenti il Collegio con tutta quella efprei- 
iìone di riverente gratitudine, che nelle anime nobili à quefta 
lodcvol premura di non reftare mai addietro di finezza alle 
altrui grazie; Che però oltre i più vivi atteftati di congratu- 
lazione , e divota nconofeenza per così preziofa notizia, li 
ftefè altresì ad ifpiegare i motivi delta fua fpeciale confolazione , 
i quali erano di vedere non folo fatta più ilhiftre una Famiglia 
da lui tenuta in tanto pregio, ma nobilitata infieme ancora 
tutta la Patria, e rimerie in fiore quelle fperanze di pubblico 
vantaggio, che può giustamente fomentarli in ieno la noftra 
Città, qualor li tratta di porpore Borromee. L'accennata 
rifpofta è quella, chequi rapportali. 

EM. MO E REV. MO SIG.* E SIG.* PrSn COL .Ma 

A Lia generofa, ed obbligantiflìma gentilezza di V. Em. ta 
aferive il noftro Collegio l'onore della notizia compar- 
titaci dall' Em. za V. a della giufta fua promozione al facro por- 
porato Collegio , accertando V. E. che (iccome pienamente 
gode l'Uni ver fo, così fpecialmente il noftro Ordine intereflato 
ne' vantaggi della Patria fommamente giojfce in contemplare 
nella infigne , e nobiliflima Cafa di V. E. ravvivate con la nuova 
porpora le felici, e facre memorie di quelle, che procedenti 
dallo fteflo fonte rifplendettero a fommo beneficio della San- 
tità, e della Patria. Quindi e per pubblico bene, e per privato 
noftro oflequio doppiamente tributarie li rendono al merito 
di V. E. le noftre riipettofe congratulazioni, quali accompa- 
gnate dainceflanti voti perla confèrvazione di V.E.riufciran- 
no fortunate, qualor ci ottengano la forte de'ftimatifiìmi tuoi 
comandi , all' efecuzionc de' quali prontiflìmi ci rafiegniamo 
DiV.Em." Milano 3. Aprilei 717. 

Umil. mi , e Dev. mi Servitori 

Gl'Abati, e Dott. ri del Collegio 

de* Giudici, Conti, e Cavai. 1 di Milano. 



A tergo 



All' Em. m % e Rev. mo Sig. re Sig. r P^ Col. mo 

Il Sig. r Cardinale Conte Don Giberto Borromeo 

Patriarca, e Vefcovo di Novara» 

Roma. 



6 

Fin qui però il giubilo de' Signori Dottori reftava perduto 
nell'alta folla della commune allegrezza, lènza aver altro di 
fingolare, fuorché la privata lor contentezza; anzi che ne pur 
fembrava loro giubilo intero; poiché quello fteffofapore così 
foave di genial gioja,che ad eflòloro fioriva su le Iabbra,traman- 
dava poi al fondo del cuore certo qual nobil ramarico , che 
toglieva alla confolazione la fua migliore dolcezza; e quelli 
era il confiderare, che non poteffero far tutta fua una sì degna 
allegrezza, per non effere a loro aggregato il nuovo Em. fn> , 
e che mancaffe fol quefta gemma a quelP ampia Corona de' 
Porporati Milanefi e antepaffati , e viventi, che adorna con sì 
fplendido, e maeftofo lume la Nobiltà di quefto Collegio. 
Non ebbero però lungamente a (tare in pena i lor defiderii ; 
poiché ben pretto videro comparirli fotto gli occhi, quali 
raggio foriero di un giulivo fereno, un foglio gentiliflìmo di 
S. Ecc. 73 il Sig. Co: Gio: Borromeo Nipote deirEm." 10 Giberto, 
il qual parlava in tal guifa. 

ILL w SIG.* 1 SIG. RI PrQi COL.*" 

AVendo io rifeontri, che fìccome il Sig. Cardinale mio Zio 
in occafione della di lui Promozione fatta dalla Santità 
di N. Signore alla facra Porpora non tralafciò in atteftato della 
riverente, ed obbligata flima, che fempre à profeffato, e pro- 
ferirà acodefto III. 11 " Collegio, ed alle Signorie LL. Illuftrifiìme 
di porgergliene li rifeontri, quali con dimoftrazioni di fina 
contentezza furono perfingolar effetto di bontà dalle SS. LL. 
Jlluftnllìme accolti; così arriverebbe ad ogni maggior fuo 
vantaggio V onore cT effere annoverato in coteft' Ill. ,ne Ordine, 
non devo tralafciare di porgerne con ogni maggior offequio 
ia notizia alle SS. Loro Illuftriffime unitamente colle mie rive- 
renti fuppliche, afficurandole, che tale onore, non folo farà 
regittrato dall'Emi Zio, quanto da quefta loro Cafa a queir 
infinito, che protetta alle SS. LL. Ill. mc , alle quali con diftinto, 
£ raffegnato offequio mi profeffo 

Delle SS. r *V. e UL™ 

Cefano 9. Luglio 171 7. 
Piv mo Obblig. mo Serv. re vero 
Gio: Benedetto Borromeo . 

A 



7 
; A tergo 

Alli Il|>tf SS/- Sig. rI Pflfc Col.™ 
LiSig. rì Abati, Cavalieri, Conti, e Dottori 
del Collegio de' Giudici di 

Milano. 
Con quanto accoglimento di ringoiare fodisfazione paflaffe 
di mano in mano a Signora Dottori una sì nobil proporrà non fa 
d'uopo ifpiegarlO} poteridofi abbaftanza mifurare da queir aito 
concetto, e tenero amore verfo un Perfonaggio sì chiaro per 
merito, e per Profapia , che facea loro fofpirar ToccaHone tanto 
gloriofa d' aggregarlo al fuo Ordine . Ma crebbe ancor più viva 
in feno a medefìmi la contentezza, allor che V Ill. mo Sig. Senatore 
Don Gio: Galeazzo Visconti Collega prefentò a SS. n Abati, 
e Protettori una lettera dell. Em. mo Borromeo, in cui fpiegava 
il fìio cortefe defiderio d' efTere annoverato fra i membri di 
quefta infigne Aflemblea, e s'avanzava infìeme alla confidenza 
di appoggiare allo ftefTo la carica di fupplir le fue veci , con 
tutte quelle gentili efpreflioni di efficace richiefta pet ottenere 
tal grazia, che ponno leggerli, ed ammirarfi nella fedel copia 
qui annefia* 

ILL.MO SIG** 

IL Sig. Conte Gió: mio Nipote portarà a Signori Abati, 
e Dottori del Collegio de' Giudici della noftfa Città le mie 
più vive premure d'eflere aggregato in codefto Infigne Con- 
terrò, come fogliono eflervi annoverati gl'altri Em. mi Porpo- 
rati della noftra Patria. Quando ione ottenga l'intento, come 
voglio promettermi dalla fperimentata Gentilezza dei Nobili, 
che lo compongono, non faprei figurarmi, chi più efficace- 
mente di V. S. Illuftriflìma volerle difporfi a foftener le mie 
veci . Ella dunque mi permetta, che io mando della confidenza, 
che mi concedono e i titoli della parentela, e la di lei Angolare 
bontà , le appoggi quefta parte gravofa , la quale confido eh' ella 
farà per afiumerli col puro fine di favorirmi , ed impormi nuovi 
gradi di obbligazione ; e nel mentre che gliele raflegno colle 
innumerabili antiche, vorrei, che V. S. 111.™ mi conliderafie 

pre- 



8 
premurofo di dìiìmpegnarle col frequentemente fervida, 
baciandole in tanto le mani 

Roma 3. Luglio 1 7 * 7» 
Di V.S. UL m \ cui fupplico condonarmi l' inoltrata confidenza, 
che mi prendo dMncommodare la di lei generofa, ed efperi- 
mentata finezza in quella occafione, ove io defidero me me- 
demo qualificato dalle grazie di V.S. lll. ma , e condecorato 
inueme dalle ftefse quei carattere, con cui mi pregio d'effere 
dirutamente fuo 

Serv. re , eP« 
G. Cardinale Borromeo* 
A tergo 

A1P IH.'™ Sig. re il Sig/ Senatore 
Don Gio: Galeazzo Vifconti 

Milano. 
Aperto in tal maniera a Signori Dottori il campo di confolare 
ìa divota impazienza delle lor brame, non indugiarono punto 
a fciogtierlein voci di univerfale acclamazione, aggregandolo 
ai di lor Ordine co una piena più di applaufi,chedi voti,nelche 
vollero cotrafifegnare la parzìalitfimamma,che nodrivano verfo 
di un tanto Perìonaggio; poiché Iafciateda parte quelle fevere 
leggi di fcrinure, efami , e confulte, che fono proprie di linài 
funzione, baftò loro per autentico atteftato d' ogni più luminofa 
dote il puro nome di GIBERTO BORROMEO; etantó 
appunto efpreflero nella lettera di avvifo, che a lui inviarono, 
della fodetta aggregazione, conceputa in tal tenore. 

EM mo £ Rmo SIG. RE SIG.* Pron COL.mo 

LO fplendore , che V.Em.* j è per aggiungere al noflro Col- 
legio col Iuftro non meno dell' antichiflìma di lei gran 
Cafa,che dell' Era.™ Porpora , à riempita di tale impazienza 
la noftra afpettati va, che al primo udire del di Lei veneratiflìmo 
nome fiamopafsati in acclamarla per Collega con fommo delì- 
derio di dare quanto prima le più vive rimoftranze di pubblica 
gioja nella folenne effettuazione. Ben à comprefo ciafeuno 
di noi all'intendere V.Em." defiderofa di compartirci tal onore, 

che 



9 
che ciò era un voler annoverare il noftro Ordine al conforzio 

delle di lei eccelfe prerogative, fotto fpecie d'efiervi annove- 
rata, e credereflìmo troppa fupcrbia il pretendere di poter 
darle maggiori grazie, che quelle di confefTare il noftro cono; 
feimento, ed implorare la protezione di V.Em. za aflìcurandoci 
con quefta fidanza d' accreditare baftantemente le protefte 
della noftra obbligatiflìma immutabile Ubbidienza 
DiV.Em. za 

Dal noftro Collegio 17. Luglio 1717* 
Umilifs. mi Obblig.™ Scr. ri 
Gl'Abati, e Giureperiti del Collegio di Milano 
k t ^ rark Giudici, Conti, e Cavalieri. 

a tergo A1 pE m# mo 9 e R." ° sig/e sig/ P~ Col."» 

Il Sig. r Cardinale Conte Don Giberto Borrromeo 

Roma. 
Qual fofTe V aggradimento di Sua Em. za non tanto per la 
pronta accettazione fatta della di lui perfona nel Collegio, 
quanto per lagloriofa diftinzione, da cui fu accompagnata, 
non può meglio efprimerfi, che con i fentimentì iftefiì del 
Sig. Cardinale ferini in ringraziamento a i Sig. ri Dottori . 

ILL.MI SIG.* 1 

PRecorfa alla gentiliffima inclinazione delle SS. rie VV. IH. me 
la fiducia del fommo aggradimento , che io folli per fèntire 
neireflcrc annoverato a codefto loro nobiliflìmo Collegio, 
infinuata alle SS. rie VV. IH.™ dal Sig. Conte Gio: mio Nipote, 
fi fono elleno compiaciute di accogliermivi, fenza che ne fofle 
appena loro presentata la manifeftazione del mio contento. 
Se io fono in debito di Sommamente (limare, e gioire di favore 
sì grande, me ne crefee fenza mifura il motivo da un modo di 
sì parziale diftinzione, col quale le SS. VV. Ill. me pofpofte le 
impreteribili formalità anno voluto meco abbondare con 
tratti di troppo generofa attenzione. Perche con un mero 
verbale rendimento di grazie, quale è quello, che loro avanzo 
di prefente, so di non potere adeguatamente compenfare sì 
fegnalata finezza, doverò ricorrere alle fortunate occafioni,che 

B fofpiro 



fofpiro di ottenere dalle Signorie VV. IH uftriflì me permanìfe- 
flareloro di quanto pefo fiano le obligazioni da loro addoga- 
temi. Proteftando dunque alla commune loro bontà, ed alia 
particolare di ciafcuno de' Signori miei ftimat.flìmi Colleghi un 
fincerifTimoricQnofcimento pereifere io pure flato allumo nel 
numero di codefto Uluftriflìmo Ordine da ogn'un di loro 
cotanto illustrato, ne palefo alle Signorie VV. llluftriflime nelle 
forme che poifo il più vero godimento dell' animo mio, ed 
anelando di manifeftarlo di perfona, fra pochi meli, loro in 
tanto notifico l'inceflànte defiderio, che fempre confervarò 
di fervide, e con quello bacio loro di cuore le mani. 
Delle SS. VV. 111.«« 

Roma 51. Luglio 1717. 
Servitore di V.° Cuore 

A G. Cardinal Borromeo. 

a tergo AH , nimi sig/i jj sjg/i Abati? c Do ttori 

dell' Inligne Collegio de' Giudici, 
Conti, e Cavalieri 

Milano. 
Era ormai divenuta sì grande in quefto nobil Confeflb la 
conceputa gioja per l'ottenuto ftimatifiìmo onore, che per 
quanto vaiti foflero i di lor cuori, non fapeano più contenertela 
in petto; Che però a fprigionarla, e metterla in piena pompa 
di pubblica comparfa fi rifolvettero di celebrar e l'aggregazione 
dell' Em. mo Borromeo con tale magnificenza di ftraordinario 
apparato, che appagafse infieme, e rimoftrafse a tutta la Città 
l'ampiezza del lor contento. Delegarono per tanto ad efserne 
Sopraintendenti, e Direttori gì' Illuftriflìmi Signori Marchete 
Cari' Antonio de' Medici , noto parente di quefta Cafa per 
Margarita de' Medici, foreila del fuo Abavo, e di Pio IV. 
Madre di S. Carlo , e Don Alefsandro Caftiglione ambi Dottori 
dello ftefso Collegio. Diedero altresì l'incombenza di prepa- 
rarne la fontuofa idea, e i letterarj componimenti al Sig. Dott. 
Giufeppe Antonio Safii,Sacerdote Oblato,Prefetto del Collegio 
Ambrogiano, e Bibliotecario della celebre Libreria parimente 
Ambrogiana, il quale dando addietro un occhiata all'ampia 
ferie de' fatti illufori , e Perfonaggi confpicui , che riempiono il 

lungo 



Il 
lungo corfo di quefta chiara antichifiima Famiglia, determinò 
due cofe: Puna^di non immifchiare in un tale argomento verun 1 
intreccio di foraftiera erudizione, avendo quefta iniigneprofa- 
pia , fenz' altro lume di rettoria) abbellimento , tutto in fé 
medefima quel maggior luftro , che poffa farla comparir 
grande; agguifadi que' fiumi reali, che fenza accoglier acque 
di rivi ftranieri, caminano maeftofi nel proprio letto colla 
natia ricchezza della lor piena : l'altra di non ifcoftarfì da quefta 
eccelfa Metropoli nella fcelta della materia, che formafTe lo 
fplendido elogio alla Nobiltà Borromea, sì perche l'anguftia 
del tempo limitato ad unfol mefe, e la ftrettezza del luogo in 
cui dovea raccoglierli la pompa di un tal difegno, non permet- 
tevano di andar troppo lungi à chiamare qui tutte in folla le 
gloriofe antiche memorie di quefta Cafa ; sì perche la copia de' 
Scrittori di lei Cronifti [ i ] avea già occupata la gloria di 
far palefì al Mondo i pregi di uncosìnobilfangue, enendone 
andati a rintracciare nella più rimota antichità le prime goccie 
fin dentro a vene reali . 

Stabilito in tal maniera il fuo penderò, s'accinte a difegnar 
l'apparato con quel!' ordine di più regolata difpofraione, che 
potea ritrovar l'arte nel folto ftuolo d'intigni Eroi, e Angolari 
prerogative, di cui va adorna la Borromea ftirpe, confiderata 
ancora fol tanto nel breve giro di quefti ultimi fccoli, in cui 
trapiantoflì a fiorire così gloriofa in quefta noftra Città: e perche 
il merito dell'Eminentiffimo Giberto dovea farvi dentro il fuo 
maggior fpicco, qual fiore di sì gran luce, congegnoftì di tal 
forte il difegno, che nell'efteriore facciata del Collegio ììfaceife 
vedere agi' occhi del pubblico, ritratta ne' volti gravi de'fuoi 
illuftrì Maggiori la nobiltà del fuo fangue, e nell'interno vuoto 
de 1 ponici neffi, vi comparifle a riempierlo tutto di maeftofo 
decoro la Nobiltà delle virtuofe fue doti . 

Dava principio all'apparato un' ifcrizzione pofta su l'arco 
della gran porta verfo T Oriente, la quale fregiata tutta all'in- 

B a torno 

[ i ] Morig. IftJì Mi/, ptig.*) 1 7« Bafì/.Seren. in Ethico Si y lobate, 

Rìpamontius de Qrìg. , & Ponti f. D. Caro/i . Bariho/omaus 

a S.. Cruce Cron. di Padova MS. Ingu/fus de Comitib. Genea/. 

Borrom. MS., Job. Petrus Crefientius Anfiteat.Rom.^y afii. 



Il 

torno colle gentilizie Divife del Borromeo C afato formavamo 
elogio di fomma gloria alla di lui nobiltà con farla comparir 
creditrice di un doppio onore; l'uno compartito a quefta Città 
nella periòna de' fuoi grand' Avi , che qui firTarono la lor fede ; 
l'altro al Collegio nella perfona del nuovo Eminentiffimo, che 
a lui fi aggregava; venendoti intalguifaafarrifplendereineflà 
un certo qual lampo di quell'amabile proprietà, che à il Sole, 
di non poter mover paflo, fenza che ovunque il volga vi lafci 
imprefsa la bell'orma della fua luce. Volealiper tanto con queft' 
atto di pubblica riconofcènza fodisfare al debito della com- 
mune obbligazione ; ond'èche indirizzaronfi dal Collegio le 
folenni congratulazioni egualmente alia Patria, ed a fefteflb 
in tal guifa. 



BORROMiEAM NOBILITATEM 

OMNI MEMORIA MAJOREM, 

QUATUOR PROPE JAM SECULIS 

MEDIOLANO ACQUISITAM, 

GIBERTI IL CARDINALIS 

SOLEMNI COOPTATIONE 

HUIC COLLEGIO ADSCRIPTAM 

EQJQITES, ET COMITES J- C C. 

URBI, ET.SIBI 
MAGNIFICE GRATULANTUR. 



Ve- 



Vedean fi quindi fchierati in numerofa ferie lungo al corfo 
citeriore deportici, là dove pofanfi le colonne, i Perfonaggi 
Eorromei di più riguardeuol carattere difegnati al naturale, 
e coloriti dall'induftria del pennello in guifadi marmo sì al vivo, 
che fembrava avelie a ciafeheduno il Colledo alzata unaftatua 
di onore, vedendoli appunto nel piedestallo , finto anch' elio 
di marmo , fcolpita un' ifcrizzione , in cui all'ufo delle antiche, 
nulP altro contenevano fuorché la pura efpreflìone delle cari- 
chefoftenute, e delle azzionigrandiofe; monumenti illuftrida 
perfeftefle, fenz' altra lode, allavirtù degl'Eroi, Maprima di 
noverarli fa di meftieri avvertire, eflerfi qui dovuta co mettere 
una innocente ingiuftizia, col lafciare addietro nella commune 
comparfa tant' Avi gloriofi di quella infigne Famiglia, non 
già perche non averterò tutto il merito di farli vedere ; ma 
perche in una si onoreuoie neceflità di doverne fcavalcar 
molti per la copia de' medefimi , eia fcarfezzadeifito,lrudiolIi 
di dar luogo a i più rimoti di età, come quelli, che feben cari- 
chi per ogni parte di gloria abbiano meritato P immortalità del 
ior nome, fono però i più facili a fmarrirfi dalla memoria de' 
pofteri per la troppa vecchiezza degl'anni, reftando noti fol 
tanto a que' pochi, che ne rileggono i chiari fatti dentro le 
ftorie; in quel modo appunto, che le navi ancor valle, quanto 
più fi feoftano dal lido, tanto più {cernano all' occhio della di 
foro grandezza, fino a reftar perdute tutte di vifta, fenza po- 
terti {coprire fuorcheda que'foli, che le rimiran dall'alto col 
guardo più raccolto entro gì' artificiofi criftalli. 

Il primo adunque a metterfi in gloriofa veduta era quel me- 
defimo,cheavea il primo coi fuo ritiro da S, Miniato , Borgo 
della Tofcana, fatto dimeftico al noftro fuolo, l'albero fino 
all' ora ftraniero della fuainiigne famiglia, cioè Giovanni Bon^ 
ROMEO.Obbligato egli dal ferro de'Fiorentini,che gl'involarono 
le terre de'fuoi domimi, a rifugiarli con tutto il cafato in Mila- 
no vi fi fermò con tal genio, che fé bene all'ombra del patro- 
cinio fporto benignamente a i fuoi congiunti contro degl'in va- 
fori da Signori Vifconti Galeazo IL, e Barnabò Dominatori 
di quello Stato, vederle rifiorita nella Tofcana la pace, erilti- 
tuitein gran parte alla fuaCafa quelle ricche Signorie già poflè- 

dute, 



T 4 
dute, che al dir de' Scrittori (2) fruttavano la rendita, con- 

fidei abile in que' tempi, di cinquanta mille annui fiorini 
d 1 oro , non volle mai mover piede fuori di quella CittS , 
fidandola per nuova fua Patria, ed aggregandoli con lettere 
fpeciali del PrencipeGio: Galeazzo Vifconti, che ponno leg- 
gerli prefio gl'autori fopradetti , al catalogo de i di lei Figli . 
Ebbe feco una Sorella, che rendendo vero l'augurio a noi felice 
del fuo preziofo nome di Margherita, fu cagione alla noftra 
Città di un' altro bel vanto; poiché impalmandofi con Giaco- 
bino de' Vitaliani di Padova tornò a rinnegare que'duegran 
tronchi , che uniti già una volta nel ceppo al riferire de* Borro- 
mei Genealogifti, erano ormai difgiunti del tutto con i fuoi 
rami; e quefta fu fortuna per Milano, che venne in tal guifa a 
fare il nobile acquifto ancor di quefto sì iliuftre Sangue , come 
vedrafii in appreso . Fu accompagnato altresì da tré fuoi Fra- 
telli tutti confpìcui per virtù, ma che altrove portaronfi a 
diramare la lor Profapia. Tra quelli il più tardo a licenziarli 
dalla noftra Metropoli fu Borromeo così chiamato ancora di 
no me , il quale nel tempo della fua dimora in Milano , die prove 
così chiare del fuo grand' animo , che dopo aver preftato a 
regnanti Vifconti, e nelle guerre contro de*Cararelì, e nella 
pace col Marchefe Teodoro di Monferato fervigj di gran 
rilievo, giufta la fede del Corìo (3 ) fu sì altamente onorato 
da medefimi, che oltre 1' ampia rimunerazione defcritta dal 
Ripamonti in quefti termini (4): Ob ea in Principatum, & 
Rempublicam merita, Arquatum, & Val lem Tari, & one* 
rum omnium immunitatem, &> Stipatores cor p ori s armato* 
Joannei Maria Galeatii filius , & Catberina mater concedere 
quorum rerum , eonceffionumfue omnium diplomata , & 
monumenta in famili^ tabularlo adfervantur , poftquam res 
tpja periere; Óltre, dilli, queft'ampia rimunerazione, giunfe 
a grazia sì intima col Duca Gio: Galeazzo Vifconti , che fcelto 
già per fuo Conigliere in vita, fu altresì eletto in morte alla 

carica 
(%) Serenità in Sty lobate f. ^76. Ripamontius pag. 67. ibid. , & 

dee. 4. lib. 1. Hift. Medio L fot. 49. 
(2 ) Ad m* 1 400. ( 4 ) de Orfg. &> Ponti f. D. Caroli pag. 70; fr 

in Bifl\ Mtd. loto citato juL 52. 



*5 

carica nobilifli ma di Tutore de' Principi Figlj (5) uno fran- 
camente di que' diciafette primarii Cavalieri, che attefta il Corio 
eflere flati difegnati a sì prez'tofa cura dal Padre, febene non 
ne regiftri il nome di tutti ( 6 ). Perdoni il Lettore quella brieve 
icorfa di Storia, da lui creduta forfè ufcita fuor di fentiere; 
ma non poteafi far di meno , sì per dar lume alla ferie de Perfo- 
naggi dell'Apparato, sì per non lafciare in tutto digiuno 
l'occhio di chi volendoli pafcere col dolce della erudizione 
chiufa entro a i laconici componimenti , non vuole poi pren- 
derfi la pena di andarla a rintracciare sii gì' altri libri . 
. Per ritornare adunque d'onde partimmo, benché Gioanni 
Bonromeo fufle nonmen ricco di merito del fuccennato Fra- 
tello, nulla però fi efprefle nell' ifcrizzione pollagli a piedi, 
fuorché il felice incontro da lui avuto in quefta Città di vedere 
(7) una fua Zia materna divenuta Spofa di Filippo Maria 
Duca di Milano colla ricchifsima dote di quatrocento mille 
fiorini d'oro, ed il pacifico pofleifo di molte confpicue Città , 
(S) poiché ftimavaii non poter darli maggior rifaltodi fplen- 
dore alla Nobiltà Borromea, che coll'ifpiegare fugP occhi del 
pubblico un di lei ingrandimento sì ecceffo nel primo tralcio, 
eh' erafi trapiantato in quefto noftro terreno; leggevafì per 
- tanto nella feguente maniera, 

JOHANNES BONROMiEUS, 
EX TOPARCHIS S. MINIATI, 
NEPOS BEATRICIS PHILIPPO 
MARINE VICEC. MEDIOLANI 

't 

DUCI POSTMODUM NUPTjE, 

PRIMUS HUJUS NOBILISS. 

# FAMILI7E MEDIOL. SEDEM 

FIGEBAT AN, MCCCLX. (9) 

Ve- 

. {5) Ripamonti™ ibidem. Imbof. Hift. genea/og. Ita/ia tomr 
fot. \yi.,Serénius ubi fùpa pag. 416. [6] adan. 1402. 






*6 

Veniva in feguito nell'altro intercolunnio Vitaliano di Pa- 
dova, figlio di Giacobino, e Margarita Bonromea di già accen- 
nati di fopra, il quale portatoli a Milano per fodisfare al genio 
del Zio, impe^noflì di tal maniera il di lui amore, che non 
avendo difcenàenti, cui tramandare la fua pingue eredità,eflèn- 
do egli fempre viffuto celibe, adottorTelo in figlio, conelprefla 
obbligazione di foftituire al cognome di Vitaliano quello di 
Borromeo, affittendovi a rendere più folenne, e fplendido un 
tal cangiamento l'autorità fourana del Duca Filippo Maria, che 
confermollo con fuo diploma, fpedito Tanno MCCCCXVI. 
(io) donando nello fteffo tempo a Vitaliano l'onore della Città. 
E qui fu dove reftando inaridito il ramo Bonromeo anoitraf- 
merlo dallaTofcana, pafsò a rinverdire nell'antico fuo tronco 
di Padova , fatto ormai ancor tutto noftro per V ottenuta Citta- 
dinanza di Vitaliano,e per le di lui nozze con Ambrofina Fagna- 
na, Dama, al dir di Antonio Raudenfe, celebre Oratore di que' 

tempi 
[7] Hujus Ducali s affinitatis,qu<e contigit anno \^\i.xxiv.Jutti 
teìlesfunt omnes Script or ès Borromxa fami li &\ obiit àutem . 
Johannes anno 143 1 .referente Serenio pag. 454. 
[8] Bugattus, qui Dertona, Alexandria™, Novariam,Vercellas^ 
Dotis nomine aliata s à Beatrice , ex ore ejufdem morien- 
tis re feri lib. 5. pag. 529. qui bus addeTicinum àjovioin 
lo: Maria Vice e. memoratum, & alias Urbe s ferro fubaHas 
a Facino ,primo Beatrici s Marito, apud Hieronymum Ghilinu 
in Annal. Alexandrinis ita li ce ftriptis, & Ripamontium Dee. 
2 . Hift. Me dio l. lib. 4. fot. 2 99. 
[ 9 ] Jmhof.fol. 1 92. ex Scipione Ammirato Hiftorias Fiorentina 
(criptore{quem tamen loco citato nihil tale dicent em invéni) 
adannum 1370. hoc re feri. Sed Lucilius Terza gius in Ora- 
tionede laudibus Borromaorum Mediolani edita anno 1595. 
reperito, & veriùs affìrmat id contigijfe anno 1 360. Profert 
enim publicas literas eorundem S. Miniati Magiflratuum, 
datas V.Kal.Decembris anni 1582. ipfoque vivente Medio- 
lanum adllluflriffimos Borromaos mifias , in quihus antiqua 
hujus genti s de cor a, & ditione sin Hetruria a/fèruntur &f. 
[io] V. Id.OdiobrisapudSereniumpag.^i. &inMS* Bibliot. 
Ambrof. infoi. Ut. D. nu. 44. 



*7 
tempi (ii) traleMilanefi la prima di nobiltà, e di ricchezza. 

Anziché ii cognome fteflb , il quale per l' addietro era flato di 
Bonromano, e di Bonromeo, fecondo, che il valore, e la pietà 
degl'Antenati avevafi di tempo in tempo meritato un più 
chiaro diftintivo, cominciò a fiflarfi in quello, che di prefente 
è proprio della famiglia, e che in quefto apparato fu poifempre 
uiato ne i vecchi fuoi Avi . Qual fofle il merito di un tal Perfo- 
naggio non può farli palefe con atteftato più autentico di quello 
del rinomato Francesco Filelfo, vivo nell'età fteffa di Vitaliano, 
il quale teflendo l' orazione funebre ( 12 ) a Filippo Borromeo 
di lui figlio, Ducal Senatore di fegnalata integrità, e perciò 
oggetto del comun pianto in morte , dopo avergli fatto l'enco- 
mio più degno, che è quello delle fue fteffe virtù, non ieppe 
lafciare fui di lui fepolcro altra memoria più illuftre, che la 
riftretta in quefto elogio: Natus eB Vitaliano patre , Viro in 
omni genere laudi s probatiffimo , quo uno Illuftrifjimus llle , 
ac Sapienti ffimus Dux Philippus vix habuit apuà fé quicquam 
aut charìus, auifplendidius . E ben conviene forièro di un sì 
fino caratto le di lui riguardevoìi doti, fé fi rimirano l' ampie 
Signorie, di cui fu invertito e dal Principe, e dal Senato a titolo 
di grata riconofcenza, e che ponno francar l'occhio di chi le 
conta su i libri, come appunto ne temette il Sereni (13), il 
quale avendone fatto il regiftro colle autentiche de i diplomi, 

G s'affrettò 

[ir] in Or atione funebri ejufdem habita inpublica Mediolanen- 

fium Procerum corona annoi 44 1 . MS. in Bibliot. Ambroffol. 

//.48. vbiinter alias utriufqt conjugis laude s ,pr#clarum hoc 

Vitaliani encomium legitur ; „ Ipfe eft honor , ipfe efi gloria, 

„ ipfe eft fplendor totius Civitatis, ad quemomnes nos, qui 

„ Infubresfumus, tanquaad Ideam veri honoris infpicimus &>c, 

[12] Edita Mediol. an. 1 48 1 . &in alia habita in ingreffujacobi 

BorromàiadEpifcopaJemTiciniSedem armo 1446. hàcidem 

Philelphus:„memineris ed majprem tibi neceffitatem additam 

„ ad virtutis, & nomini s claritudinem, qubd non infimo, & 

„ humili, genere natus es , fed Vitaliano Patre , qui non modo 

„ majorum fplendor e, fed multò etiam magìsjuis laudi bus, & 

„ meriti* & illuBrem fé omnibus , ^admirandumreddiderit. 

£13] pag. ùfp^jeadem diftincl\ enunciai >Co\ Prioratus in vita 

Corniti* jo: Borr ornai italici j cripta , 



s'affrettò poi in fine a raccogliere tutte in fafeio l' altre grofie 
tenute, priuilegi, pedagi, eienzioni, conquefto riguardo, ne 
letlorum patientia abuti dicar . Quello però , che può* farci più 
crefeere (òtto gli occhi il di lui merito fi è il richiamare allo 
fguardo tanto lamaeftà dell'onore ricevuto iniìeme, e fatto ad 
Alfonfo d'Aragona Rè di Napoli, accolto per ofpite nella fua 
Cafacon sì magnifica fplendidezza, che adifpiegarla v'impiegò 
Io dorico Ripamonti tutta l'enfafi della fua fpìritofa eleganza, 
così fcrivendo (14) re f erunt temporum eorum Script ores quàm 
fp tendi do, & regio vere apparati* Regem Aragonìum domi fu& 
acceperit, divitias, familiamque Borr ornai ma'] ori admirationi 
Hifpanis fuiJTe, quàm Principe m , Urbemcfue ipfam: quanto la 
nobiltà delle cariche fòftenute fotto al Principato di Filippo 
Maria,e nel tempo della Repubblica dopo la di lui morte, efsedo 
flato prefeeito per Capo ( 15 ) a quel piccol confefib di quattro 
primarii Patricii, cui affidoflì dal Senato V ardua cura di quella 
torbida Provincia, ed inviato ancora Plenipotenziario iniìeme 
con i medefimi in Francia per accordare a tutti i patti la pace 
con Carlo Duca d'Orleans, che per le nozze già contratte dal 
Padre con Valentina forella dell' ultimo eftinto Duca Filippo 
pretendeva (frappar di mano il dominio alla libertà di quefto 
Stato [16]. Tutto il fin qui detto compendiavaiìnell'ifcrizzione 
feguente. 

VITALIANUS EX NOBILISSIMA 

VITALIANIS PATAVII, A JOH. 

BONROMiEO AVUNCULO ADOP 

TATUS, COMES ARONiE, ANGLERIiE, 

&c. CUBICULO, ATQUE iERARIO 

DUCALI PR^EFECTUS, REGIS 

ARAGON. HOSPES MAGNIFICUS, 

AD GALLIiE REGIS FRATREM 

PRO MEDIOLANENSIBUS ORATOR 

ANNO MCCCCXLVIII. 



Non era di minor vanto alla ferie illuftre di queffa famiglia 
la nobilcomparfa, che facea in terzo luogo Pietro Borromeo, 
annoverato già da più di due fècoli, e mezzo tra Cavalieri di 
S.Gioanni, ora chiamati di Malta; poiché fapendofi quanto 
ila mai dilicata la nobiltà di quell'Ordine infigne, che (degna 
ammettere nel fuo bel corpo altro fàngue, fuor di quello, che 
per fecoli interi fia corfo di mano in mano con ugual fior di 
nettezza, venivafi ad argomentare quanto folTe mai lontano, 
e quanto chiaro il fonte della Nobiltà Borromea, che avea 
dovuto tramandarla così da lungi per rivi fempre purgati alle 
di lui vene.Teftimonii fuor d'eccezzione di un pregio si nobile 
fono i due Scrittori , e Commendatori dell'Ordine fteffo F- 
Bartolomeo del Pozzo, e KRoberto Solari ( 17), li quali ancor 
ne contano nel di lor ruolo un' altro di quena Cafà in poco 
divario di tempo ; efiTendo poi tutti due riferiti nel compen- 
diofo catalogo de' Cavalieri di Malta Milaneiì,che à dato in 
luce l'erudito Sig. Dottor Gio:Sitoni di Scozia (18). L'ifcriz- 
zione erafi riftretta ad ifpiegare foitanto l'onore di un t^l carat- 
tere , e il merito di portarlo in fronte , cheerano appunto le due 
più fblendide prove della nobiltà del fuo cuore, e ai quella della 
lua ftirpe, fenza alcun dubbio fra le più intigni diquellaetà. 

PPTRUS EX BORROMiEA 

MEDIOLANI FAMILIA 

RELIGIONE, AC FORTITUDI 

NE BELLICA INSIGNIS, 

HIEROSOLYMITANI OR 

DINIS EQlUITIBUS CON 

NUMERATUS ANNO 

MCCCCLVIIL 

C 2 Se- 
ti 4] de Ponti fi D. Caroli pag. 78. 
[15] Ripamonti^ Dee. 4. Htsi. Med. fof.6o.aai infuper addit 

zxtinSlo 



20 

Seguiva ad empiere il quarto Tito colla maeftà del fuo vene- 
rabile afpetto,e molto più colla fama del fuo celebre nome 
Gio: Borromeo figlio di Filippo accennato poc'anzi, e marito 
di Cleofe figlia del Conte Giberto, da cui derivoflì nella Bor- 
romea ftirpe un tal nome, della gran Cafa de'Pii Principi di 
Carpi . Per lode di un tal Perfonaggio bafta dire in compendio, 
aver' egli in quella capitale Città foftenute le prime parti dell' 
onore, e della virtù; in quello, effendo pafiato per tutti i gradi 
delle cariche piùconfpicue, creato Colonello delle fue Truppe 
da Francefcol. Sforza Duca di Milano, Senatore, Conigliere, 
e primo Miniftro nella fua Corte dal Duca Galeazzo figlio (19): 
inviato dal medefimo con fplendidifiìmo feguito alla Repub- 
blica Veneta per fottoferivere la pace tanto fofbirata, e nece£ 
faria a quefto Stato, fmunto dai lunghi difaftri diun'afpra 
guerra (20): dichiarato Governadore di Milano dalla Du- 
chefla Bona, e dal Senato da lei unito nel tempo aftannofo, 
in cui la morte acerba del fuo Conforte Galeazzo uccilo da 
congiurati, eia tenera età del figlio Gio: Galeazzo, non ancor 
capace di comando, richiedevano un forte foftegno a rifer- 
margli in mano il bafton (ignorile (21): fpedito undici anni 
dopo Comandante di numerofa Milizia dal Principe Tutore 
Lodovico a reprimere V impeto degl 1 Elvezii , e Valeiii invafori 

di 
extindio Vicecomite labantem inter bellapecuma difficultate 
Rempublicam à Vitaliano <zre proprio fui fé fuBentatam\ 
eadem confirmat Tmbof.fol. 194., & Sereniuspag.495. 

(16) Hujus expeditionis authenticum Senatus , Fopulique Me- 
diolanenfìs referiptum, firmatum ab omnibus Capitaneis , & 
Defenforibus, ac toto Collegio generali recitatur à Serenio 
ibidem . 

(17) Ruolo de Cavalieri di Malta della Ven. Lingua d" Italia 
air anno 1458., e 1450. 

(18) In calce ad Chron. Equità &Judic. Me dio l. 

{ 1 9) Morigia Ifl. di MH. pag. 518., Siton, monum. Senat. n.iw, 
pag. 11.,^ monum. Vicecom.pag.16. Imhof.ibid.fol. 194. 

(20) He li a s Capre ol. de reb. Brixienf.adan. 1474. lib. 12. 

(21) Gafpar Bugattusadan. 1477. lib.6.pag.62j. Spelta inEpifc. 
Papié n.pag. 412,^13. Morigia Hi fi. Me dio L lib. ^.pag. 5 1 9. 



21 

di quello Stato (22): fcelto in fine quafì Paraninfo, per ufare 
del termine, con cui lo defedile Stefano Duicinio, nelle fplen- 
didiffime nozze del Duca Gio: Galeazzo Sforza a tenere il treno 
alla Spofa Ifabella, fìgHa d' Alfonfo Rè di Napoli, nel primo fuo 
magnifico ingrefio in quefta Città, facendovi per entro alla 
gran folla de' più nobili Cavalieri quello fpiccodiftinto, che 
narra con termini di ammirazione ilfuccennato Scrittore (23), 
e con lode di fommo onore V infigne Cronifta delia noftra Me- 
tropoli Triftano Calco (24). In quefta poi, cioè nella virtù, 
avendo corfa una carriera sì vaftadi ufficii, e politici, e militari 
con tale integrità d'inalterabile rettitudine, che giunfe a meri- 
tarfila gloriofaantonomafiadi Giusto, correndo per le bocche 
de' Cittadini, al riferire del Corio (25) come aflìoma d'infal- 
libile certezza il detto, fedelmente tradotto dall' Imhof, che 
faci/iùs Herculi invito clavam extor/t/Tes, quàm à Jobanne 
Borromeo aliquid àjuftitia, & bone fiate remotum; Di quefta 
lode, più che de i titoli decorofi, che ne men tiretti in laconico 
epilogo poteano capire entro la bafe, facea pompa Pifcrizzione 
poftaaldifotto. 

JOHANNES IL BORROMiEUS 
JUSTITIyE, AC PROBITATIS 
INTEGERRIMA, COMES, CONSI 
LIARIUS, SENATOR DUCALIS, 
PRIMUS IN AULA GALEATII 
M.SFORTIiE, TRIBUN. MILITUM, 
AC MEDIOLANI GUBERN ATOR 

ANNO MCCCCLXXVIL 

•Alle 
(22) Corius adan.ifòj. 

(25) Du/cimusqaibis nuptìh interfuit bacbahet:„ Nuptiarum 
„ fplendoremetiamoflenderunt duo inter Cifctlpinos potenti (Ji- 
„ mijo: Framifcus Palavuinus , &Jo\ Borro maus Comes. Hi 



11 

Alle eroiche virtù del di lui figlio G rBE * TO , chefuccedeva 
neir ordine, non lafciò campo di comparire con maggiore 
lingolarità la troppo vada gloria del Genitore; poiché enendo 
egli corfo su Torme illufòri paterne per tutti i gradi piùriguar- 
devoli con vanto di ugual laviezza ne'configli , e integrità ne' 
maneggi , fembrò che foffe cangiato foltanto il nome , ma 
duraflè ancor la mente, e il cuor di Gio: a vivere, ed operar nella 
prole . Quello in cui potè fegnalarfi con diftinzione di fama, fu 
per una parte l'onore della nobiliflìma parentela coli' alta Cafa 
de' Marchefi di Brandeburgo, incontrata per le nozze di Mad- 
dalena figlia del Cavalier Frigio, o come legge Tlrnhof, Fride- 
rico, nome famigliare a'eonfanguinei di quefta infigne profapia : 
per l'altra, di coraggio moftrato nell' accennata celebre imprefa 
contro i Valefiani, e gli Elvezii, ove combattendo il Padre 
colla direzzione del comando, die quefti col ferro per tefti- 

monianza 
„ &c in togts auro textis, gemmi fque radìantibus Elifabelta 
„ adfrtinum quafì Paranympbi utrinque aìliterunt &c. Mira 
„ berclenuptiarum excel lentia, qui bui tanti Viri fama li cium 
„ pr&(ìare non dedignantur. 

(24) Inrefiduis fol.79. oculatus tefiisbaseferibit ; „ Stipatorum 
„ vice du&andis equi babenis duo adhibiti funt bujus Regni 
„ e lari filma lumina , Comes idem Jo:Borrom&us,acJo\ Fran- 
„ cifeus Palavicinus , qui prater inclytam gentis nobili- 
,, tatem,corporum etiam forma, & aurearum togarum orna- 
„ mento in pe de Bri officio Jpedìabilesfuere „ &paulò Jupra de 
filmini setiàm B orr ornai s aiti „ Formo fum ante alias, &totì- 
„ dem Dearum comparatone fpeffiaculum feciffe vìfia funtjuts 
„ Borr ornai Corniti s fi li a, & nmus &c. 
[25 ] Hifi. Medio l. par. 6., & 7. vbi eum Ducali pompa fepultum 
teffatur , extatq\ egregium ejufdem Epitaphium a Platino 
Plato typis vulgatumanno 1 508. minime pr&tereundum ; 
Magnificus Comes htc Joannes claudìtur H<zros y 

Qut Borrbomaa gloria gentis erat. 
par opìbus Graffò , pietate, & prole Metello, 

Hìc fuit infubrium lux, patri aq uè pater, 
Clara fub anguìgeris Ducibus Legatus obivit 
Mumra cum magna laude ^ Sena Por, Eques. 



2 3 
monianza del Corio (26) prove sì chiare del fuo valore, che 
rotto con irreparabile (confitta Pefercito nemico, meritò, che 
con decreto pubblico del Prìncipe, e del Senato reftafTe eternata 
in tutta la Borromea pofterità la memoria gloriofa di un bene- 
ficio sì rimarcabile recato alla patria , coll'aggiugnere alle altre 
gentilizie infegne quella del Freno (27): Diche ne pur con- 
tento Lodovico il Moro, dodeci anni dopo, tornò a farne 
diftinta onorevol menzione in un diploma fpedito Tanno 
MCCCCIC, e riferito diftefamente dal Serenio, (28 ) prote- 
ftandofi con termini difomma lodeobbligato alCo:Gioanni, 
oltre gì' altri titoli, ancora per quefto, di avere allevato alla 
regnante ftirpe Sforzefca un così bravo difenfòre deTuoi domi- 
mi. Ad un elogio sì decorofo non fapeafi, che aggiungere di 
maggior lode nelP ifcrizzione ftefa in tal guifa. 

GIBERTUS I. BORROM^U^ 

EQlUES AURATUS, COMES, 

DUCALIS, REGIUSQUESENA 
TOR, A SECRETIS CONSILIIS 
LUDOVICI MARINE SFORTIiE, 
RELATA DE VALESIANIS, HEL 
VETIISQlUE MEDIOLANENSIUM 
HOSTIBUS VICTORIA CELEBRIS 
ANNO MCCCCLXXXVII. 

Non poteafi lafciar fènza luogo in quefta nobile corona di 
Eroi il merito di Lanceloto Borromeo altro figlio del Conte 
Gioanni, e marito di Lucia figlia del Serenifsimo Antonio 
Adorno Doge di Genova, il quale erede non men del fangue, 

che 
[26] Ibidem par. 6. 

(27) Seren.pag. 520. & atti Borrom&orum Scriptores, 

(28) Ibidem pag.^àft. 

[29] Eodemmunere funftus eftfub Ludovico XII* Gatfiar.Rege. 



*4 
che della virtù del Padre, avea fatto vedere avverata nella Tua 
ftirpe la poetica idea dell'albero d'oro, cui njn mancavan mai 
rami, preziofi tutti al pari del di lor tronco. Alfol vedere nella 
quìannefiaifcrizzione leCittà, e Fortezze più confiderabili di 
quefto Stato affidate di tempo in tempo al di lui governo , può 
abbaftanza comprcnderfi quanto fofse mai radicato nel cuore 
de'Principi l'amore, e l'alta Itima del iiio leale valore, e favia con- 
dotta ne'politici, e militari comandi. Ma la più chiara prova delle 
di lui rare dotili è, l'eflèr'egli flato eletto al comando di tutta 
queftanoftra ampia Provincia,foftituito Vicario in fuo piede da 
Matteo Schiner Vefcovo di Novara, chiamato comunemente 
da' Scrittori il Cardinal Sedunefe, all' or che fui' principio del 
fello decimo fecolo afiifteva all'Italia nelle celebri guerre contro 
a' Francefi in qualità di general Legato di Giulio II., ePrencipi 
confederati (30): nel che pure fpiccò. al fommo la di lui gloria r 
quando fpiantati dal fuolMilanefe i giglj Francefi, e refiituito 
a' Sforzeschi il domìnio di queiìo Ducato, fu egli,, al dir del 
Serenio, (31) dichiarato Arbitro nelle differenze ancor vive 
tra il Duca Ivlaffirnihano, e il Rè di Francia Lodovico XII. 
Onore, che nonpuò appieno fumarli, fé non li mifura coli' alto 
maneggio, e reaì grandezza de' Principi intereiTati; echeperciò 
facea la nobil chiufà alla diluì lode ferina nel piedeflallo. 

LAN CI LOTUS BOE.ROM/EUS, 
SENATOR, CONSILIAR. GUBER 
NATOR OSCELiE, NOV ARIiE, ($*) 
ALEXANDRIA, PROVINCI/E 
MEDIOLANENSIS VICARIUS 
PRO CARDINALI SEDUNENSl 
LEGATO GENERALI, INTER 
GALLIARUM REGEM, DUCEMQUE 
MEDIOLANI SECLUESTER 
ANNO MDXIL 

Vedealì 
[30] Ripamontìus ibid.pag. SS, Ifflhof.fof. ty$, 

[32] Grefcentìus/lnfiteat.Rom»fQLii%. •. 



2 5 
Vedeafi in appreftb la ftatuadi Camillo Borromeo, di cui 

rapportano le norie, eflere fiata sì fuori dell'ordine conflieto 
V altezza della Matura , che pafsògli in proprio diftintivo il titolo 
di Gigante; ma al dire di Lucilio Terzago fu quefto un nobile 
fcherzo della natura per rendere vifibile agl'occhi in quella 
mole di corpo la grandezza del di lui fpirito , e V eminenza delle 
virtù , per le quali , all' efempio di Saule iollevato fovra del 
popolo ab humero (ùrfum, ed eletto in Rè d'Ifraello, dìgnus 
erat,qui aliquando imperar et (33). Ne quefta può fembrar 
punto adulazione rettorica,fe Ci rilegge su i più fedeli annali 
quel felice accoppiamento d'invitto coraggio, e dolce affabi- 
lità, prudenza fina ne' maneggi, e lealtà di candida fede, con 
cui guadagnoflì di tal maniera l'amore del grande Cefare Carlo 
V. che dicniaravafi non avere più grato trattenimento, ne più 
tranquilla fidanza, fuorché nel Conte Camillo; efiendo folito 
dire, poter' egli adocchj chiufi commettergli ogni gran cura, 
e più gelofo interefie del fu o diadema; il cheìafciò ancor 
efpreflo in un diploma fpeditogli V anno MDXLVIII. (54), 
e lo morirò altresì in fatti, ammettendolo fempre agì'ufricii, 
e fegretipiù intimi, e confegnandogliinmano iì governo delle 
fue più eiperte Milizie, e più munite Fortezze, principalmente 
la Rocca, e Città di Pavia, incuionorollodi quell'ampia privi- 
legiata autorità, chechiamafi in termini proprii mere, & mìxtì 
imperii cum g/adiì poteftate (35). Andavaperciò fregiatala di 
lui baie con i titoli illuftri delie iuc cariche, che fono quafi i 
medcfimi fcolpiti già fui fuo fepolcro a tener viva tutt' or su 
gl'occhi di quefta Città la di lui chiara memoria. (36) 



D CAMiLLUS 

[32] In Orartene JupradiSla. 

[34] ApudSeremumpag. 545. 

Ì35] Te ria gius ibid. Morigia IB. di Milano pag. 5 r 9. 

[36] PI acid. PucineL Cbronic. G/axiat.pag. 255. Huncinfuper 

utriufqi Magiflratus Prafìdem fuifie prasfìito j tiramento an. 

1529.26. Au gufi, tejrts eji Guai dm Prioratus loco citato , 



26 

CAMILLUS BORROMiEUS, 
COMES, SENATOR MEDIOL. 
CAROLI V. CiESARIS PRIMUS 
CUBICULARIUS, AC CONSILI 
ARIUS, PEDITUM, ATQJUE 
EQJJITUM TRIBUNUS, NO 
VOCOMI GUBERNATOR, MOX 
CIVITATI, ET CASTRO TI 
CINI PRiEFECTUS ANNO 
MDXXXXVIIL 

Seguitava a continuare la nobilifiìma fchiera Francesco 
Borromeo, così chiamato , febene vi foffe tra fuoi fratelli 
un altro di fimil nome , perche effendo Mata fcelta la di lui 
Madre già incinta di un tal parto , ad accompagnare intìeme 
colle altre Dame di più fplendida nobiltà la Regina Eleonora 
forella di Carlo V. al talamo nuzziale diFrancefco I. Rè delle 
Francie, ebbe l'onore di darlo nella ftefla Corte alla luce , e 
vederlo levato al facro Fonte dal Rè medefìmo, che donògli 
il proprio nome, e lo ritenne preflò di fé , allevandolo col 
più tenero amore della reale fua cura , tanquam Principum 
Règia aula Procerum filii , come notò il più volte citato 
Autore (37). Obbligato poi a quindi partirli dalla pretta 
morte di quel Sovrano, e confegnarfi alla fua Cafa, vi diede 
quelle eroiche prove di virtù, che poteano afpettarfi da così 
nobil coltura , dichiarato Conte , Cavaliere , Capitano di 
ducento lancie , e Luogotenente neir Ungheria del celebre 
Gio: Giacomo de 1 Medici Generale dell' Artiglieria per 
Carlo V. (38 ). Aggiungafi ancor quefta, che non è l'ultima 
delle fue glorie, l? aver' egli avuto per fuoi Nipoti immediati 

que' 
[37] Luci/. Terzag.ibid. 
[3 8] Sereniuspag. 55 1 . Priorato s ibia*. 






?1 

que'due gran lumi del noftro Cielo, ambo Cardinali, ed 
Arcivefcovi di Milano , sì benemeriti di tutto il Mondo 
cattolico Carlo, e Federico. L'ifcrizzione conteneafi al 
folito ad ifpiegare in fuccinto i foli titoli de i di lui più con- 
fpicui onori . *" 

FRANCISCUS IL BORROMiEUS 
A FRANCISCO I. REGE GALI* 
E SACRO FONTE SUSCEPTUS, ; 

AC PROPRIO NOMINE DONA 
TUS, DUX HASTATORUM 
CAROLI V. IMPERATORE, 
JOH. JACOBI MEDICAI REI 
TORMENTARE GENER. PRiE 
FECTI IN PANNONIA VICES 
GERENS ANNO MDIL, 

Recavano tré foli campi da riempierli , con d'avanti il ricco 
numero di tant' incliti Perfonaggi , quanti ne avea ancora da 
prefentare agl'occhi in più d'un Secolo, e mezzo quefìa fecon- 
diffima ftirpe, capaci ogn'un d'efiì colla chiarezza del merito, 
e delle dignità aVparger tutto di luce l'onorevol fuo nicchio. 
Ma la certezza ai avere abbaftanza fodisfatto all' afìunto 
intraprefo, di mettere foltanto in vifta la grandezza della 
Borromea Nobiltà ne' fecoli antecedenti a quelP eccelfo 
fplendore già a tutti noto, in cui fiorì a tempi dei gìoriofo 
S. Carlo , e con cui fempre poi fi mantenne diftinta fino alla 
noftra età; fcemò gran parte d'angufha alia nobil pena di chi 
dovea regolar l'apparato , e che (limava necefiaric pafsarli 
tutti fono filenzo, per dar luogo a i più vicini congiunti del 
nuovo Eminentifs. Porporato., Si fcegliettero» fra quefti il 
Proavo, il Zìo, ed il Padre, che fé ben morto prima del 

D a Fratello, 



i3 
Fratello , ferbofiì nulladimeno per ultimo , come il più. imme- 
diato all'onore di un Figlio sì degno. Facea la prima illuftre 
comparfa Renato I. Borromeo, Cavaliere per ogni parte 
sì riguardevole, che o rimirinlì le numerofe Signorie da lui 
pofsedute (39), o le di lui fegnalate virtuoie prerogative di 
pietà rara, coraggio magnanimo, fplendidezza magnifica, 
gravità di Prudenza, e ftudio delle beli' arti, fembrò avefse in 
ie raccolta tutta la gloria de gl'antepafiati fuoi Avi : Lode, che 
penerebbe a trovar fede, fé, oltre l'autorità de' Scrittori qui 
lotto efpreflì, non vi loffero gl'atterrati reali del gran Monarca 
delle Spagne Filippo IL, e nelle lettere ferine a' Governadori 
di Milano, cui ipeflb incaricava di far gran ftimadel Conte 
Renato , e nel diploma a lui diretto per deftinarlo al comando 
delle fue Truppe d'Uomini d'armi (40): e fé non ne facef- 
fero piena telhmonianza le due fplendide Ambafcerie da lui 
foftenute con fommo applaufo nella corte di Roma (41)5 la 
prima a Gregorio XI V. ipeditovi dal General Configìio della 
noftra Città ad ifpiegargli a piedi le folenni congratulazioni 
di queftafua Patria per la degniflima di lui efaltazione al pon- 
tificio trono; l'altra a Clemente Vili, inuiatovi a riportarne 
la conferma de' fuoi (tati da Ranucio Duca di Parma , a cui era 
unito in ftretta parentela per la Conforte Erfilia Farnefe, 
figlia del Duca Ottavio . L 1 Epigrafe fottoferitta era la 
feguente 

RENATUS I. BORROMiEUS 

COMES, VERBANI TOPARCHA, 

A SECRETIS CONSIL. CATHOL. 

MAJESTATIS,PRiEFECTUS EQUIT. 

GRAVIORIS ARMATURA, AD 

GREGORIUM XIV. PRIMO, 

DEIN AD CLEMENTEM Vili. 

PONTIF. MAXIM. ORATOR 

ANNO MDXCIIL 



*9 
Nello fpazio vicino forgea l'effigie di V^alaliano quinto 

di qnefto nome nella linea Borromea Milanefe, con quell'aria 
mcdefimadi dolce maeftà, con cui iblea in vita conciliar tutto 
a fé fteflb quel vario ripartimento di affetti tanto difficili ad 
abbinarfi in un fòlo, venerazione, ed amore ; ond'è die al rive-^ 
derne i lineamenti del volto noti a gran parte de' Cittadini , ed 
incontrati al naturale dalla felice attenzione del pennello, fenti- 
vafi ogn'uno rivolgere nella mente ravvivate quelle gloriofe 
fpecie, che aveangìi negl'anni addietro lafciate imprende le di 
lui eroiche doti, e non potea far meno di ammirarle, e amarle 
infieme di nuovo , tornando a farfi prefente colla memoria, 
chi l'affabile di lui accoglimento ancor all' infima plebe ; chi la 
pietà di vota ne' Tempii, e liberale co' bifognofi; chi il fedeli^ 
lìmo zelo all'onore, ed interefle de' Principi nel flio governo 
Pavefe, e generale CommuTariato in Italia; chi in fomma la 
maturezza, eperfpicacia della mente fornita d'ogni fcienza, 
e belle cognizioni che fanno l'ornamento all'anime grandi, 
fino a {piegar' egli in fuccofe lezioni tutte le maflìme della 
morale Filofofia al fuo diletto,ora Eminenti^. Nipote Giberto 
( 42 ). Perciò di quefte , e di tant'altre di lui confpicue prero- 
gative tralafcioffene, fenza tema di oltraggio, l'onorevol men- 
zione,fcegliendofi una fol 'opera da fé baftevole a moflrar tutta 
in compendio la grandezza del di lui animo, cioè rifola celebre 

del 
[39] Serenius coavus pag. <$tfjeftatur in Renati dìtìone fuiffe 
„ terras, & Oppida fupra centum , & feptuaginta , ita ut Vaf- 
„ fallorum moltitudine magnis etiam Principibus aquari pò- 
„ tuijfe cenfeatur . „ Renato pariter co&taneus Lucilius Terza- 

gus preclara s ejufdem laude s fuse prò fequitur, fr de ampio 

ipjius patrimonio hac fubdit ,, tot,, (jugera) „ variis in locis 
„ poffìdet, ut ex eorum locatione fingulis annis amplius HS. 
„ de eie s centena millia folus exigat, NB. Seftertia in neutra 

poflta . 
'40 ] Apud Sereniumpag. 555. 
'4. 1 J Lucilius fupra di clus . 
"42] CbrifìopborusSutius in or at ione habìta in laurea theologali 

nuncEm.™ Ci berti Borromxi edita Mediol. an. 1691. 



3° - '•>'. .V-:. 

del Verbano (43 ) cuidiedeilfopràriomedi Bella quell'ameno 
decoro , che egli le pofe in volto , facendola fiorire in ogni lato 
de' fuoi più incolti mrupi con profufione d'oro sì ricca, e tale 
magnificenza d'idea più che privata, che ormai fi conta per 
un miracolo dell'arte, e per la Regia delle delizie; ond'èche 
veggonfi in ogni tempo affollati i di lei lidi dafchiere di nobili 
foraftieri,di venuta ben mille volte fplendido alloggio de' Prin- 
cipi , e Potentati ancor più eccelli di tutta l'Europa , fra i quali 
è la regnante Imperadrice Elifabetta Criftina , che prima dì 
portarli al trono Auftrìaco delle Spagne, degnoflì onorarla 
della real fua prefenza , accrefcendole ancor più dì pregio col 
dimoftrato benigno aggradimento dell' occhio fuo augufto* 
Davafi con sì bella gloria un nobil lume all' encomio , che 
gl'era fcritto al piede (44) 

VITALIANUS V. BORROMiEUS 
A SECRET. CONSIL. CATHOL. 
MAJESTATIS,REI TORMENTARLE 
GENER. PR/EFECTUS, PROCURATOR 
GENER. C7ESARIS IN ITALIA, 
VERBANI DELICIAS, PRINCIPUM, 
AC REGINARUM PEREGRINA 
TIONE DIGNAS, MAGNIFICIS 
SUMPTIBUS ADORNABAT AN. 
MDCLXXL 

L'ultimo 

[43] Hujus Infitte praclaras laude s colle git ex varils AuElorì- 
èus CI. V. Lazarus Attguflinus Cotta in fuo Macaneo Redi* 
vivopag. , & n. 26. fu b nomine Statii Trugi Caia latini . 

[44] Infìgne Vkaliani elogi wm leges apud Comìtem Cualdum 
Prioratum in brevi ejus vita italici ftripta . 



S 1 
L'ultimo a dar compimento a quefta gloriofa ragunanza 
d'Avi Borromei era Renato IL le di cui doti fingolari d'ani- 
mo capace d'ogni più eroica imprefa, e d'intendimento colti- 
vato collo ftudio inceflante de'libn piùfaggi,dovettero lafciaril 
in un quafi dimentico filenzo , non perche meno grandi delle 
già celebrate ne 1 fuoi Maggiori, ma perche tutte minori dell* 
alta gloria, che recavagli f' efiere Padre di sì gran figlj; pregio, 
che già formò una volta tutto il Panegirico a Filippo il Mace- 
done, e l'ornamento più doviziofo alla Madre de i Gracchi, 
ed ora vcdeiì in lui rinovato colla fua Prole numerofa, tutta 
di fcelto merito ancor nel feffò inferiore 'di fette fue Figlie, 
quattro di cui volarono ad abbracciarfi collaCroce ne'Chioftri, 
divenute efempio d'ogni religiofa virtù; e l'altre collocate in 
iplendidi Matrimonii diedero di che ammirare nella lor vita 
a quefta infigne Città, fatte fpecchj di moderna, di faviezza, 
e d'ogni altra criftiana virtù più diftinta . Nella ifcrizzione 
accennavafi di paflaggio quell'altre vanto d'aver'egli tenuto 
verde l'Albero Borromeo già mancante negl'altri fuoi Rami, 
ed accrefeiuta di grofle rendite la fua Cafe con gran parte dell' 
ampia Arefe eredità,colatagli in feno per la Confòrte D. Giulia, 
Matrona d' infigne Pietà , e figlia del faggio rinomato Co: 
Bartolomeo Arefe, Prendente del Senato di quefta Metropoli, 

RENATUS IL BORROMiEUS 

COMES &c. EX LX. DECUR. 

A CONSIL. SECRETIOR. STATUS, 

SPEM TOTIUS STIRPIS IN 

SE COLLECTAM HiEREDITA 

RIIS OPIBUS, AC PRiECLA 

RA SOBOLE AMPLIFICATAM 

VIDENS DECESSIT ANNO 

MDCLXXXV. 

Da 



* Da quefta prima compendiofa fchiera di Perfonaggj trafceki 
a dare uno fplendido rifalto di quella nobiltà, che fa pompa 
nelle Corti, e nel Secolo, venivano poi invitati gl'eruditi fguar- 
di ad un altr' ordine più alto di Nobiltà tutta facra, ed eccle- 
fiaftica, per cui pure può dirli a maraviglia faftofa, ed in fé 
ftefla, e nellefue attinenze, la Borromea famiglia. Pendevano 
per tanto fòtto gì' archi de' due portici, che apronfi d'avanti 
al Collegio, e fiancheggiano la gran Torre della Città, pende- 
vano, dilli, foftenute con vago artificiofo intreccio di zendali 
a varii colori le venerabili ìmagini de' Sommi Pontefici , Cardi- 
nali, e Vefcovi fatte a mezzo bullo, ed avvivate a lume d'oro, 
con lòtto il decorofo titolo della (tretta,efinalega,che tengono 
colla gloria , e col fangue del nuovo Porporato; e perche alla 
fovrana dignità de' Camauri, com'è la prima, e fenza compa- 
gna in terra, dovevalì tutto, e da fé il primo luogo , efia dava 
tutta da fé fola il maettofo ornamento alla facciata del primo, 
e più frequentato Portico, per cui s'entra nella magnifica Sala 
deftinata alla funzione . Era dunque difpofto fotto il primo 
arco il ritratto di Pio IV. può dirli figlio infieme, e Padre di 
queft'Illuftrifs. Collegio, e Zio materno, come ognun sa, dì 
S.Carlo. Baftaunamezza tintura d'Iftoria per avvifarlì , che 
Egli pria annoverato a quella nobile aflemblea l'ebbe per primo 
grado a gT alti onori , e con grata beneficenza dall' Apoftolico 
trono la rimunerò poi, ed accrebbe d'amplirTìmi prìuilegj 
( 45). Bafta aver letto Pomponio Cotta (46 ), Marc' Antonio 
Miflaglia, (47) e Gianpietro Gìuffano (48), per ricordarfi 
il prodigio , che allumògli la culla , quando fpiccatafi dalle 
fue fafcie una viva fiamma volò ratta ad accendere il luci- 
gnuolo d'una vicina fpenta lucerna, e fubito con iftupore 
della nodrice fuanj ; il che dopo fu intefo come luminofo 

prefagio 
[45] Recenfcntur baca Ripamontio Dee. 4. Hift. Urbis Medio/, 

/ih. i.fo/.i. 
[46] In oratione habita coram Pio IV., & Medio/, edita anno 

1 560. apud Siton. inChronie. Cot/eg.Judic.pag. 97. 
[47] Vita diGio: Giacomo de"* Medici pag.6» 
£48] Vita di S. Car/o /ib. 1 . cap. 4. 



32 
prefagio della dignità Pontificia , con cui accefe la gran 

lucerna d'Ifraello^ che tale appunto fu chiamato S. Carlo da 

Gregorio XIII. , onde i più Savfdicevano , che il Ponteficato 

di Pio IV. fofle dato da Dio , accioche il Nipote Carlo fofle 

lume grande della Cbiefa Santa , come lo preconizò Cle- 

m ente Vili. Tutto riòconbreviffimaifcrizzioneaccennavafì 

P I U S I V. 

SGCLJ&SI.S DARI AJERUIT, 

UT CAROLUM BORROMiEUM 

ECCLESIA DARET, 

AMPLISSIMA PII IV. BENEFICIA 

MERUIT HOC COLLEGIUM ACCIPERE, 

UT GIBERTUM BORROMiEUM 

HONORIFICENTIUS EXCIPERET. 

Nel fecondo vedeafi in aria grave , e piacevole Urbano VIII. 
celebre a tutti i fecoli e per rameraità del fuo eruditiffimo inge- 
gno , e per la Maeftà del fuo lungo appoftolico governo . Due 
cagioni notavanfi nella fottofcritta epigrafe , per cui dovea 
eflere a parte di quefta nobile pompa . Una era il feliciflìmo 
innelto delle due gran ftirpi Borromea, e Barberina per le 
nozze tanto feconde e di Prole, e di felicità, tra THccellentifs» 
Sig. Conte Carlo, ed Eccellentifs. Signora Conteiia D. Camilla 
diluì Pronipote, le di cui fingolari qualità, pregio ancor vivo, 
( e che pur viva) de 1 noftri giorni , perche da tutti fi vedono , da 
chi fcrive , ii venerano con oflequiofo filenzio, baftando il folo 
nome per un intera gran lode . L'altra intima , e d'animo , per 
la fimiglianza con efio lui tanto nella più fiorita erudizione, 
quanto nella più fina prudenza , rimòitrata e negli fludii , e 

E nelle 



n 

nelle prime occupazioni della Corte Romana dal l' Eminentifs. 
Giberto . 

URBANI Vili. 

NOMEN, ET SPLENDOREM 

BORROM-dB-fi STIRPI INSERUERIT 

CAMILLA BARBERINA: 

ÀMOENITATEM, MAJESTATEMQUE INGENII, 

ACCADEMIIS, ET VATICANO PAREM, 

SIBI A NATURA INSITAM 

OSTENDIT GIBERTUS. 



Nell'Arco di mezzo faceamaeftofacomparfa il Regnante 
Clemente XI. il quale fiflb bensì nel fuo amore benefico alla 
virtù, ma più immobile nell'eroico diftaccamento da quelle 
tenere, ancorché onefte paflioni, che fottilmente ilfanguesà 
introdurre dalle vene al cuore, quanto ebbe a grado, che TEc- 
ceilentifs. fuo Nipote D. Carlo Albani impalmarle per Spofa 
PEccellentifs. D, Terefa Borromea, altrettanto fi diede a pena 
di cuftodire gelofa la Tua beneficenza verfo il Borromeo Pa- 
triarca d'Antiochia , volendo fcorgere da vicino , e noverarne, 
per così dire, con l'occhio fuo i faticeli palli su l'erto del Quiri- 
nale; tanto che il Mondo potefie conofcere,nulla eflerfi piegato 
alle dolci fpinte del genio, o del favore domeftico, ma al folo 
pefo del merito, nel promoverio alla più cofpicua eminenza 
eie' {acri onori. Per oflequiare dunque una sì religiofa dilica- 
tezza diqueftogran Pontefice, non fi motivò nel fufleguente 
elogio lo ftretto vincolo delle due Cafe Albana, e Borromea; 
folo ammirofiì la favia condotta dell' alto Benefattore , con 
quefti fenfi * 

PER 



J5 
PER GRABUS SACRORUM LABOR UM 

ACQUISITAM BORROMEO PRESULI VOLUIT 

ROMAN A M PURPURAM 

CLEMENS XI, 

SAPIENS CUNCTATIO FUIT, 

UT TANTUM MERITIS DATA, 

DIGNUM FORET GIBERTO PREMIUM* 

CLEMENTE BONUM. 



Nel quarto Arco era veramente di ragione, che fi conti- 
nuarle la ferie di quefhfnblìmi parentadi, principalmente che 
il matrimonio del Conte Federigo fratello di S.Carlo con Di 
Virginia della Rovere, figlia del Duca d'Urbino, davacampo 
d'introdurrei due Pontefici di quella eccelfa Famigli a SiftoIV. f 
e Giulio II. Ma non potendoli abbracciar tutto in tanta pe- 
nuria di fito , ed avendofi anche l'occhio a tener vive quelle 
notizie,che fono men famigliari,vi fi pofe in vece Gregorio XV. 
nel cui fovrano intendimento la nobiltà Borromeaebbe sì alto 
concetto , che nella fua Bolla dell' anno MDCXXIL ampliando 
adinftanza di Maria Maddalena d'Auftria moglie di CofraoII. 
Gran Duca di Tofcana,in Città Vefcovils il Borgo di S.Miniato, 
tra più forzofi motivi, che a ciò lo fpinfero, addufle quefto 
pure : qubd ab ip/o Oppido antiqua, & nobili* il la Borromea 
gens , ex qua S. Carolus Arcbiepifcopus Mediol. Sacri Collegi* 
R. E. Cardinaliumfplendor editùs eft, origmem duxerit (49). 
Indi fi prefe l'idea della fufieguente ifcrizzione. 

E 2 GRE 

[49] Ughellus tom. III. Itali* Satra pA 344. tn Epifiop. 
San Mìniat . 



26 

GREGORIUS XV. 

F A N U M S. MINIATI 

AD BORROM^EORUM «ETERNUM DECUS 

IN URBEM ERIGENS, 

URBES FACIT 

TANTM NOBILITATA MONUMENTUM. 

Al quinto Arco aggiungeva compimento , € decoro 
Innocenzo XI., come quello, che in un fol tratto della fua 
fovrana prudenza raddopiò il luftro all'antico Iplendore Bor- 
romeo con eleggere l'Eccellentifs. Sig. Conte Carlo alle nozze 
dell' Eccellentits. Nipote fua D.Gioanna Odefcalca , ed eleg- 
gerlo tra poderofe competenze di primo grado . Quella beni- 
gnapropeniìone arrebbe potuto tingere con qualche ombra di 
genio la beneficenza ufata da quel SantifRmo Pontefice al Fra- 
tello Conte Giberto afcritto appena all'Ecclefiaftica milizia, ed 
invertito fubito della pingue, ecofpicua Badia di Viboldone, 
fé fòlle flato altri , che il Grande Innocenzo , cui l'ammirabile 
dilìmpegno da tutti gì' attacchi del fangue tanto canonizò 
l'eroiche fue operazioni; il che appunto erafi prefò per argo- 
mento della lode, che pretendevali fare al merito dell' Emi- 
nentifsimo Borromeo in tal guifa . 

QJJALEM PR-BSENSERIT GIBERTUM 

IN IPSIS VIRTUTUM PRIMORDIIS 

INNOCENTIUS XI. 

INDE CONJICE: 

TENERAM EJUS jETATEM 

AMPLISSIMO SACERDOTIO DONAVIT, 

Qyi NIHIL UNQUAM SANGUINI INDULSIT. 



27 
Nel fecondo Portico fpiegavafi quella fplendidezza più 
intima del fangue Borromeo , che gli rifakò da gli Oftri 
di Roma , e dalle Mitre ; e come nel primo erano (tati 
difpoftì cinque Sommi Pontefici , qui poteanfi empiere gì' 
Archi con cinque Cardinali, che tanti appunto in meno 
d'un fecolo, e mezzo ne conta quefta nobiliffima famiglia tutti 
fuoi, e tutti grandi in Santità , in Dottrina, in Prudenza; 
oltre un numero incredibile d'altre Porpore , che le caricano 
più viva grana di onore con la loro proflimità di fangue ., e 
parentela. Ma una certa di vota rifleffione alla gloria troppo 
didima dell'ammirabile Arcivefcovo, e Padre di quefta Città 
S.Carlo, ruppe l'idea conceputa di tenere quell'ordine mate- 
riale, ed a foli occhj plaufibiie , per riferbareil gran Santo ad 
edere dafèfolola luce più bella, e gemma più preziofa di tutto 
il magnifico apparato . S'avvertì pure , che il nuovo 
Emìnentissimo Borromeo edèndo egli l'obbjetto principale, 
e come centro , a cui miravano tutte le induftrie di quefta 
pompa, non dovea confonderli quali parte, e in tal cjuai 
modo perderfi immifehiato nella circonferenza. Oltre di ciò 
sfavillano in quefta Cafa particolarmente due Mitre con sì vivo 
riverbero di virtù, che V obliarle in fimile gloriofa funzione 
farebbe ftata una negligenza troppo ingiuriofa al loro merito. 
Tale per tanto era l'ordine de nobili Ritratti. Nell'Arco di 
mezzo il Cardinale Arcivefcovo di Milano Federico I. di 
quello nome fpirava dal volto predo che viva la fua amabile 
maeftà, e perche tutt' ora più viva fi confèrva ne cuori la me- 
moria delle fue virtù, e nella Biblioteca , e Collegio Ambro- 
fiano , da lui con reale magnificenza eretti , feorgelì la vaftità 
cdelfuo ingegno, e del fuo cuore, nulPaltromotivoflidifue 
lodi (cui non baderebbe un volume, non che un periodo ) , 
fòlo richiamavanlì i leggitori dalla morta imagine a confide- 
rame altra più faggia, e viva, col feguente laconifmo. 



FÉ- 



38 

FEDERICI I. CARD. ARCHIEP. 

BIBLIOTHEGE, ET COLLEGII AMBROSIANI 

CONDITORI* MUNIFICENTISSIMI 

AIUTA IN HIS COLORIBUS IMAGO, 

ELOQUENS ALIA IN LlTERARUM MONUMENTIS , 

VIVA PRORSUS IN GIBERTO CARDINALI 

REFTJLGET. 

Ne due Archi immediati a fianco gli facevano quafi onorata 
affiftenza i due più intigni Prelati Boìromei Giacopo Vefcovo 
di Pavia, e Carlo pria Vefcovo di Ugento, poi di Pozzuolo . 
Giacopo degno figlio del Conte Vitaliano I. già di fopra lo- 
dato , accoppiando alla nobiltà del fangue la nobiltà dello 
fpirito, e nel fiore de gl'anni adulto in Dottrina, e Virtù, li 
meritò , che modi da interno fpontaneo impulfo di fovrana 
Providenza,quaficon un fol cuore, concorrefieroEugenio IV., 
e Filippo Maria Duca di Milano a volerlo Vefcovo di quella 
vafta infigne Diocefi in età di foli anni 28., fenza ch'ei pure 
piegafie un penfiero, non che la fperanza a sì ragguardevole 
Mitra ambita a folla , e cercata da altri molti e di merito, 
e di crine canuto, come ne fàfedeilFilelfo. (50). Lafciando 
adunque il molto , di che refta marcata nelle ftorie la di lui 
Generofità, Vigilanza, Sapienza, ed altre prerogative Pafto- 
rali, (51) fi prefe ad occhio quefta fola velocità de facri onori, 
corfi ad incontrare il fuo merito, per cavarne la bella amiteli 
col nuovo Porporato, comefiegue. 



J A - 

[50] in Orettione habita in ejnfdem folemni ingreffu an> 1 446. 
[5 l J Spelta , Ughelius in Epifcop. Ticifìenfìbus, aiiiq\ 



JACOBUS BORROMiEUS 39 

NECDUM, VI. ^ETATIS LUSTRO EXPLETO 

EPISCOPUS TICINENSIS 

CELERES ATTRAXIT DIGNITATES, 

QUIBUS DIU SE SUBTRAXIT GIBERTUS: 

SED DISPARIS CONSILII PAR VIRTUS FUIT; 

ILLIC PR.&COX EMICUIT MERITUM, 

HIC, QUID MERITO MAJ US. 

L'altro, che pria di tutti portò il nome di Carlo nella linea 
Borromea, era figlio del Conte Lodovico , e Bona Maria di 
Longhignana, Uomo di altofenno negli affari politici, che 
guadagno!!! il cuore di Carlo V- Imperadore , cui era gran 
Cameriere, & Confi glierefegreto, ma con quel mezzo mira- 
colo di confervare illibata la Pietà nella Corte, fu giudicato 
come candegliere d' oro più degno degli Altari , prefentato 
dal medefimo Imperadore , e promollò fucceffivamente da 
Clemente VII. alfe due Chiefe lovra nomate. Da quefti fup- 
pone l'Ughelli paflaffe ilfaufto nome al noftro S.Carlo, (52) 
quafichefcorto dalla luce prodigiofa, vedutafi nel di luinafci- 
mento, prefagifle il Conte Giberto Padre, che quefto figlio 
nafceva a grandi fperanze della Chiefa , come poi riufcì mag- 
giore delie fperanze ftefi e : e tutto ciò epilogavafi nei titolo 
fottonotato . 

CAROLUM, MAGNUM CUBICULARIUM, 

ET A SECRET. CONSIL. CAROLI V. IMPER. 

UXENTI, MOX PUTEOLOBUM EPISCOPUM, 

VIRTUTUM QUASI PROTYPUW 

PRjEmISIT BORROMJEA NQBILITAS, 

QUEIS S. CAROLUS ECCLESIAM, 

GIBERTUS PONTIFICIAM AULAM 

IMPLEVERUNT. 

5 2] tom. VI. Jta/.fac. in Epìfì. Puteo/amsfo^ 335- 



Gfeftremi due Archi , in cui principia , e termina quefto 
Porticato, ripigliavano la bella alternativa del pavonazzo alla 
porpora, effendo nobilitati con i due Cardinali G'berto I., 
e Federico II. Borromei . Qui pure entravano l'anguftie 
d' aver molto da encomiare , e poter efprimere poco ; Ma 
eflendo frelche alla noftra età , e quali all' occhio le notizie dello 
ipicco dìftìnto nella fàviezza, letteratura, deftrezza ne' maneggi 
più ardui e della Chiefa , e delle Corti , con cui fegnalaroniì 
quefti due Porporati , tutto fi ritenne in filenzo, e quanto al 
Cardinal Giberto I. fi oflervò foltanto la circoftanza della 
fua morte avvenuta quattro meli doppo lanafcitadel fecondo, 
lo che feruì a confiderareil merito, che aveva di mai morire, 
fecondato in quel modo , che fi poteva, dalla noftra frale natura^ 
come fi fpiegò ne' fottoferitti fenfi . ( 53 ) 

> GIBERTO I. CARDINALI 

NIHIL AD PLENAM IMMORTALITATEM DEFTJIT, 

NISI HtfJUS VIT-ffi PERENNITAS. 

REDEMIT NATURjE DISPENDITJM 

NOBILIS BORROMjEORUM FOECUNDITAS 

EODEM, QUO PRIMUS DECESSIT, ANNO 

GIBERTUM IL, * N QUO PERENNARET, ENIXA. 

QVID STIRPIS IMMORT ABITATI JAM DEEST? 

Nel 
[53] Giberti' L Card, res prac/are geBas refirunt fumma cum 
laude Aug. Oldoinus tom. 4. Vit. Pont. Rom.fi/. 697., & 
Georgìus Jofipb Eggs in fua Purpura dotta /ib. VL 
fi/. 424. 



4i 
Nel Cardinal Federico IL fi fcelfero due fole delle fìngo- 
lari fuedoti, che tanto nome diftefero nella Germania, Spagna, 
e Roma fletta, cioè la generofuà dell' animo liberale, efplen~ 
dido, e la felicità nell'impegno di Cardinal Segretario di Stato, 
per cui era chiamato la penna d'oro del Sagro Collegio (54): 
giacche di quefte non meno, che della Porpora ne va pari fenz' 
adulazione il nuovo Eminentifsimo, così leggeafi fono. 

FEDERICI II. CARD. BORROMjEI 

PRIMUM AD GERMANIA PRINCIPES, 

INDE AD CATHOL. REGEM APOST. NUNCII, 

CLEMENTIS X, A SECRETIS 

AUREUM CALAMUM, AU'REUM ANIMUM, 

MAGNIFICUM AURl CONTEMPTUM 

GIBERTUS IL CARDINALIS 

R E N OVABAT, 

II più bel fiore però di così fcelta nobiltà , e di attinenza, e 
di fangue, come accennoflì di fopra, che dava nell'efteriore 
facciata tutta la maeflà alla pompa del fontuofo apparato , era 
il fempre grande, e mai abbafìanza ammirato S.C \ rio, il quale 
efprefio in mezzo butto allumato a raggi d'oro, e cinto tutto 
all' intorno dalle infegne delle fue dignità, e del fuo Cafato, con 
intrecci fpiritofi di puttini coloriti al vivo, e zendali difpofti 
a tutta fimetria d'arte , fono un arco quali di trionfo, da cui 
cadea un maeftofo padiglione a coprir la gran Torre irà mezzo 
a i due Portici , facea tra i Perfonaggi deferì tti la figura di Sole 
in tpezzo alle Stelle. E qui pur' era, dove fentendofi i Citta- 
dini ravvivare in feno il tenero innato amore verfò di un sì 

F gran 

[54I Ejus merita , fr dignitates brevi, fé d digno encomio cotte git 

Pet. Paul. Bofia de orìg^fy flatu Bib '/iot \ Affioro j "Ari fine . 



4^ 
gran Padre della Patria, Affavano tutti gli fguardi, fembran- 
do loro un oggetto tutto nuovo, feben folito ad averli Tem- 
pre d'avanti e nelle Chiefe, e nelle Cafej tanta è la (urna della 
di lui Santità, tanto l'alto concetto dell' eccelfo di lui patroci- 
nio , che va pur Tempre crefcendo nel veder tratti da lungi 
correre tutt' ora adoratori alla di lui tomba , con voti grandioli 
i cuori de' Mitrati, de'Prencipi , e de Sovrani ; effendo ancor 
frefco su gl'occhj il divoto tributo delle fpoglie Turchefche 
inviato ad onorare le di lui ceneri dal noftro Auguftiflìmo 
Regnante Monarca. Su l'idea per tanto di sì gran merito, e 
ricca gloria, che rifonde nell'Albero Borromeo un frutto così 
preziofo, eraiì lavorato il tetraftico fofcritto al ritratto: 

Et fi de ficeret ferie $ tam fp tendi da Avorum, 
Atque unus Genti s CAROLUS ejTet bonos; 

Irradiar et adhuc una fub imagi ne, piena 
Sanguinis, ac animi pompa, Gì BERTE, tui. 

Chiudevano la nobil Serie de Borromei Eroi , ritratti 
anch' elfi in vaghi Medaglioni , e ripartiti d' ambi i lati di 
S. Carlo i due confpicui Perfonaggi più a lui congiunti di 
fangue G'Berto, e Federico, a di cui gloria potea parere 
fuperfluo mettere in moftra quell' ampia luce di titoli illuftri, 
e di luminofe Virtù, che adornarono la dilor fronte, e il di 
lor fpirito, potendofi compendiar tutto l'elogio in quefto fol 
pregio, d'enere l'uno ftato Padre , l'altro Fratello di un sì 
gran Santo. Contuttociò non ftimoffi bene privare di quefto 
onore il di lor merito , che avea fervito a rendere in eflì più 
fplendido un sì bel luftro . Toccavaiì perciò nella prima 
ifcrizzione la doppia fegnalata carità di Giberto e verfo Dio, 
cui in mezzo alla gran folla degl'ardui affari della famiglia , e 
del pubblico fapea confacrare il divoto ritiro non folo di più 
ore al giorno, ma di giorni interi fpefi a pie de gl'Altari, o 
dentro d' una fua cella romita; e verfo il profiìmo, verfando 
sì largamente l'ampie fue rendite in feno a' poveri, che meri- 

toflene 



42 
toffene il bel fopranome di Padre, come per teftimonio di 
perfoned'impuntabilefède^ vive ancora alfuo tempo lafciò 
fermo il Ripamonti (55) 

GIBERTUS IL BORROM^US 

RUIGIONIS SUMMJE IN D£UM» 

PROFUSjE JN PAUPERES LARGITATIS, 

COMES, SENATOR, CONSILIAR. CMSAKIS, 

PEDITUM CHILIARCHA, 

SANCTI CAROLI PATER. 

Spiegavanfi nell'altra i titoli maeftofi delle cariche, ed onori 
di più alto grado conferiti a -Feerico dal Zio Pontefice, e dal 
Monarca delle Spagne Filippo IL ancor negl'anni di lui più 
verdi , indizio manifefto di quel grand* animo, e vada mente, 
di cui era fornito, e che potea far fperare al Mondo le imprefe 
più belle di un'eroica Virtù, fé la di lui morte troppo acerba, 
e difegnata forfè dal Cielo per far rifplendere più vivamente 
H generofo rifiuto delle grandezze terrene in Carlo fratello, 
non ne avefie troncato il filo. 

f EDERICUS IL BORROMjEUS 

1QUES AUREI VELLER1S, (j<) 

DUX CAMERINI» PRINCEPS AURINE, 

HISPANIS TR1REMIBUS PRJEPECTUS* 

SANCT-AE ROM. ECCL. PGLEMARCHUS» 

SANCTI CAROLI FRATER. 

F % Refta- 

[55] De Ponti fi.D* Caroli /&2.fiag. 96« 
[56] Seremus pag»$6^Sìfonm in caffè Cbrm» Fauit.fìAzSS» 



44 

Recavano per dar l'ultimo fregio all' efteriore profpetto 
da abbellire con qualche faglia invenzione quelli fpazj ango- 
lari, che appoggiati fovra gli architravi delle Colonne lì tra- 
mezzano, ed allargano a feconda della piegatura degl'Archi ; 
e perche fi era prefitto di cavar tutto il vago dell' apparato da 
una fola miniera, qual'è in fé ftefla ricca ad abbondanza di 
onore la Borromea nobiltà, li pensò di ripartirvi fmembrato 
il di lei Stemma, avvivando in guifa di emblemi con lòtto i 
fuoi refpettivi diitici tutte le Inlegne, di cui è inquartato. 
Cominciavafi quella difpofizione de' Simboli dalle Onde fra- 
mifchiate a lifte di terra , in cui da alcuni ii interpreta fieno 
efprellii viaggi di Antenore Fondatore della Città di Padova, 
antica Patria de Borremei Afcendenti. Il difhco però fi fece 
interprete d'altro fenfo o più plauiibile, o più vero. 

PACE, OPIBUS, BELLO CELEBRES 

TERRAQ.UE, MARIQUE 

; INTERMISTA UNDIS TERRA 

FIGURAT AVOS. 

Vedeanfi in feguito dipinte le Treccie, che da' Scrittori ac- 
cennati ftimanfi introdotte nello Stemma Borromeo per con- 
servar fèmpre viva la generofa memoria della Reale Martire 
S. Giuftina; ma perche flava fiffò nell'idea dell'apparato di 
non riandare le antiche , ed a noi foraftiere orme di quefta 
nobiltà, fi tenne il fentimento in uno fcherzo di Poefia allu- 
dente allo fplendore de fuoi Perfonaggi, i quali come Stelle di 
prima grandezza, accrebbero più di luce al noftro Cielo, che 
le favolofè chiome d'Arianna al Fermamente 

STELLATAS ARIADNA COMAS 

NE VENDITET: ASTRA 

HIS INTEXTA VIBRANT 

NOBILIORA COMIS. 

In 



4* 
In terzo luogo eravi lo Scudo liftato a Fafcie di color verde, 

e roflb, attraverfate diagonalmente da altra fafeia biancheg- 
giante.Quìancorlafciandoa gli Storici di quefta Cafa di andare 
a rinvenir nella Svevia l'origine di una tale Divifa, fi rivolle il 
diftico a fpiegare altro penikro più vafto, cioè l'ampiezza della 
fama, con cui li (tele il nome Borromeo in varie parti del Mon- 
do , tantoché Guiniforto Barzizio ne i folenni Sponfali di 
Filippo Borromeo (57) già nomato di fopra,celebrati circa l'an- 
no MCDXXX.con Francelchina VifcontLDamadel più' chiaro 
fangue di quella età, ebbe a dare in pubblica afiemblea de 
Milaneiì Magnati quella ringoiar lode al di lui Cafato ; Bonrc- 
maos ,magnos olim Etruria, & potente s novit; baeverò etate 
or bis nulla e fi pars, qua non eos fpeffiatos babeat; nam cum 
Superioribus feculis opulentiffima Terra S, Miniati Principati 
cum Jubjacentibus fibi munitiflimts oppidis tenui fent , non 
fòlùm dehinc per omnes Italia fiorentiffimas Chitates , fedad 
exteras quoque nationes per Europam, ultra Alpes , ultra Py- 
reneos monte s, ultra Oceanum , in Africam quoque , & in 
Afìam fuum latiffimè nomenextenderunt. (58) Il che detto 
da un'Oratore sì accreditato, e sì antico, difende da ogni 
fofpetto di poetica Iperbole i feguenti verfi . 

OBLIQUA, INSTAR ZODIACI, 

SECAI' INSTITA £ONAS; 

NAM LAUS BORROMIDUM 

SOLIS, AD/E QUAT ITER. 

[57] HunceleftumfuijTe nomine Reipub. Medio lan, cumplena 

potè fiat e adineundas Confwderationes cum Principi bus refert 

Co\Gualdus Prioratus ex referipto anni 1447. 27. AuguB. in 

vita Co: Io: Borr ornai . 

[58] Inter Anecdota Muratoriitom. 2.pag.i2$. Item Augufii- 

nus Bona cina in Or at ione babita prò Eederico L Borromao 

Cardinali creato, & Mediolani edita annoi 588. baebabet: „ 

„ ex ea fami li a ortus e fi, qua &propter antiquitatem,& propter 

» rerum gè fiarum gloriam tàm illufiris eft, ut ejus fama, atque 

„ nomen non bac Urbe folum , [ed Italia univerfa, fed toto Orbe 

„ ferrar u /par fum 3 atq; difentinatum celebretur .„ Plura deinde 

fubdit de fplendon bujus familia, qua bìe referre non vatat. 



46 

Rifplendea nel quarto fimbolo la Corona d y oro incaftrata 
anch' eflà nelle Borromee gentilizie Divife, fia per marca pre- 
ziofa di così diftìnta nobiltà , o pur per premio meritato dal 
valore,edalla virtù, Ciò,in cui fifTofii l'attenzione dell'occhio, 
fi^ilfervir'ella non fol dì eftrinfeco ornamento allo Stemma 
di tal famiglia, ma incorporarli in elfo, come fua intima 
parte, e domenica Infegna; il che poi diede lo fpirito alfuffc- 
guente concetto; 

STEMMA TIBI EST, ALIIS QUOD CINGIT 

STEMMATA, SERTUM: 

NEMPE GIBERTE TIBI 

HASCITUR INTUS HONOS. 

4 

Il quinto Camello inoltrava fcrìtto alla gotica in grandi 
caratteri col fregio all'alto di un' ingemmata corona il motto 
Humttìtasy Dìvifa ormai la piùglorìofa, e (Ingoiare della Bor- 
romea famìglia, perche onorata con un magnanimo difprezza 
dì tutte T altre del proprio Cafato da quel gran Santo Cardinal 
Carlo, che fìccome portavala (colpita dentro del cuore, così 
lei fola volle intagliata per unico fregio sii le Porte dell* Arci- 
vefcovile Palazzo, e fino ancora sii la iua tomba ( 59 ) : perciò 
da quello, più che dairìnfìgne vanto , chele danno ì Scrittori di 
così illuftre Profapìa, d'eflerle Hata lafcìata in retaggio dali* 
Imperiai fangue con lei comune di Frìderìco I., li prefe 
T idea neir impiegare un talfimbolo, volendofi cencio rimo- 
ftrare l'Umiltà , quaP è infatti, Virtù prediletta dei Borromeì 
Difcendentì, il cui maffirao onore fu fempre lamodefììanegi* 
onori più grandi ; nel che a nìuno de flioì Avi cede il prefente 
Eminenùffimo Giberto \ Sebene per non offendere appunto 

la 
[59] Gluffìanus in vita S. Caroli Uh. S. eap. 1 6. & Auguftinus 
Oldonius y qui t&m. III. Vit. Rem. Ponti f* fol. 904. teftatur 
fé vidi/Te numifmata $. Caroli cura ha e infcriptione : „ Solfi 
^ gaudet Humi Iti ate Deus* 



47 
la fua umiltà con efprimerla , fi tenne larga , e generale l'inter- 
pretazione in tal modo . 

CUR, QJJJE REGNA FUGIT, 
FERT REGNI INSIGNI A VIRTUS? 

IPSASIBI REGNUM EST, 
EST FUGA HONORIS HONOR. 

Per nobil corpo del ledo Emblema erafi efpreflb il Carne Io 
carico bensì dell' onorevole fregio di una Corona dipintagli 
fu '1 curvo dorfo, ma ancor piegato entro unacefta in atto d'af- 
pettar nuovo pefo, come eflèr indole di fimiglianti animali, 
ftarfène agiati in terra , finche Tentano l'equilibrio della foma 
loro indomata con le proprie forze, ci attediano gli Storici della 
natura. Fu. cjuefta certamente (60) fpiritofa invenzione di 
Vitaliano figlio addottivo, e Nipote vero di Gioanni Bonro- 
meo, quale afpettando il dolce carico della di lui ricchiffima 
eredità, fpiegar volle eruditamente le fue pazienti fperanze; 
ma più acconcio venne al noftro afllinto; perche oltre il render 
palefè con quefto bel geroglifico la capacità di nuove, e mag- 
giori cariche nel noftro Porporato , fi diede ancor' un'altro no- 
bile chiaro alla fua poco fa lodata modeftia, che non s'innalza 
un punto, qualunque fia la decorofafoma degl'onori, che ù 
fente in dolio ; 

DECUMBENS PLACIDE DROMAS 

EST TUA IMAGO GIBERTE. 

NEC DECORE ERIGITUR, 

PONDERE NEC PREMITUR. 

Sei- 

[60] LvcifiusTtrzaguspag.^ RipamQritiu* pag.yi* 



4? 

Settimo in ordine vedeafi V Alicorno ritto in piedi cogl' 
occhj fìfiì in un raggio di Sole, che gli sfilava dall'alto . E' 
celebre la beneficenza di Filippo Maria Vifconti Duca di 
Milano, che per distinguere e il uio amore , e il merito di quefta 
Cafa, accoppiò al dono d' illufori titoli, & ampj feudi, ancor 
l'onore dì tale Divifa,in cui,al dire del Ripamonti,vi volle altresì 
quel Principe per più nobil marca di ftima inferito lo fìefib fuo 
gentilizio Serpe quafìglorìam, & decora Borromaorum intuen- 
ti Vice corniti cordi fuiJTet^ ut (lemmatum quoque contextu 
Domus utraque conjungeretur (61). Confiderandolo però in 
quel folo, che era adatto al noflxo argomento, fi animò con 
quefti verlì, pieni di taciti gloriofi augurii all' Eminentiflì ino 
Borromeo, ma tutti appoggiati alla di lui nota Pietà, e a queir 
amabile violenza fatta fin'oraalfuo genio dalle Sovrane difpo- 
lìzioni nel follevarlo agi' Eccielìalhci onori. 

MONOCEROS COELI AD RADIOS ERECTUS 
ADUMBRAT, 
TE COELI AUSPICTIS, 
PR^SUL, AD ALTA TRAHI. 

Davano materia all'ottavo fimbolo le tré punte di diamante 
incaftratein tre anelli d^oro, tra fé indirTolubilmenteconneflì, 
li quali il Duca Francefco I. Sforza fposò alle antiche infegne di 
quefta famiglia, o per pegno immortale del fuo nobile amore, 
o per adombrare in eflì la coftanza, e fedeltà de'Borromei 
Campioni . (62) Qualunque foffe la di lui mente, fi fermò il 
, noftro penfiero in quella coflumanza de' Romani , che folo a' 
Cavalieri permetteva Tufo dell'anello d'oro, ond' era preflb 
di loro irrefragabile indizio di nobiltà : 

ANULUS HIC TRIPLEX 

SE DIVITE FOEDERE NECTIT. 

NON UNA HUIC SATIS EST 

NOBILITAS DOMUI. 

Spie- 
di] Ibidem pag.q\., & in Diplomate anni 1442. apudTerza- 

gum pluries laudatum. 
[62] Serenius ibid.pag. 608. Ripamontiuspag. 93. 



49 
Spiegoflì per nono Emblema il Freno, aggiunto air Arme 

Borromee da Gio: Galeazzo Maria Sforza VI. Duca di Milano 
per eternare, giufta il detto di (opra , la gloriofa vittoria, con cui 
il valore del Conte Gioanni, e del lui figlio Giberto frenò, e 
chiufe nell'afprezzade'Ioro Monti i popoli Sedunefi, e Veragri, 
i quali uniti alle foci di Domodoflola erano per isbuccare a 
guifa di furiofo torrente, ad empiere di fanguinofe ftragi il bel 
Verbano: (63) ma oltre quefta, dirò così, primitiva fignifica- 
zione,ftendevafi ad altro ienfo riflefìo il nobilfimbolo, toccan- 
do fuccintamente V eroica moderazione, con cui le grand' Ani- 
me di quefta Cafa in mezzo alle ricchezze, e dignità ritennero 
in freno da que' vizj , che ibgliono fpefso nodrirfi al latte di una 
favorevole fortuna . 

HOSTIBUS, ET VITIIS 

INJECTUM CONSPICE FRyENUM. 

HÌC F R ^ N U M NESCIT 

GLORIA SOLA PATI. 

Il penultimo feudo fioriva con l'imagine d'un Cetrangolo , 
quafi di frefeo fpiccato dal ramo con fronda ancor verdeggian- 
te , e perche quello quarto dello flemma erafi a configlio ripofto 
foprala ftatua del Conte Vitaliano, il quale , come poc' anzi fi 
difse, anche ne' fuoi brevi ozj Magnifico, tanto di delizie, e di 
maeftà à dato all'Ifola bella, da lui chiamata fpoia della fua 
celibe vita, fi fece folo un pafso dall' efterna feconda amenità 
di quelle felve di cedri , che ivi fi ammirano , all' intima più 
preziofa fecondità di virtù, che nobilita, e rende tanto amabile 
il noftro Eminentifìimo Borromeo: 

AUREA VERBANUS 

TIBI NUTRIT POMA GIBERTE. 

SED FOECUNDA ANIMI VIS, 

P R E T I O S A MAGIS. 

G In 

(63) Terzagus pag< 4. Serenittspag. 609, Ripamon.pagS,& ( .& 93. 



5° 
In ultimo reftando un'angolo folo da empiere, e non volendoli 

lafciare in un quafi divorzio di obblio altri due quarti nuova- 
mente accrefeiuti allo Stemma coni due {uccellivi matrimonii 
dell' Eccellentifs. Sig. Conte Carlo Borromeo, cavofli oppor- 
tunamente dalla Sacra Scrittura il Simbolo, che in fé folo ac- 
coppiale il Leone Odefcalco , e V Api Barberine, eflèndo 
noto l'avvenimento di Sanfone , che trovò un favo di mele 
fabbricato dalle Api in bocca al Leone da lui uccifo . Feceli 
perciò colorire entro vago Cai tello cinto a bizzarri fedoni , 
com'erano tutti gl'altri, un Leone morto , dalla di cui aperta 
bocca ftillava mele , e vedeamì alcune api , parte fermate (òpra 
il loro dolce lavorio , parte volanti, come fogliono d'intorno 
a i loro fiali , con fotto quello dittico : 

UT LEO ODESCALCUS JACUIT, 

SIBI MELLEA CONDÌ 

BORROMiEA DOMUS 

MUNERA SENSIT APUM. 



Non fènza avvertenza fi diftinfè bensì il nome Odefcalco 
per accennare la morte della prima moglie D. Gioanna, la quale 
{gravatati del primo parto , quafi nulla più di grande avefle 
a che fopravivere in terra, pafsò, come piamente puòcrederfi, 
al beato ripofo del Ciclo ; ma non fu poi riftretta a fenfo parti- 
colare l'altra parte del geroglifìco,per lafciare in que'favi di mele 
dipinti in bocca al Leone, libero all' intelligenza de' Saggi l'in- 
terpretare tanto il dolce frutto , che reftò dopo queir acerba 
morte, cioè l'Eccellentifs. Sig. Conte Gioanni, della cui im- 
pareggiabile foavità ne' tratti, e maniere Cavai erefche , va 
amorofamente ambiziofa quefta noftra Patria; quanto la no- 
bile fecondità , con cui volata al talamo Borromeo una delle 

più 



5* 

più fpiritofé Api Barberine già di fopra lodata, addolcì van- 

taggiofamente il dolore della fovranarrata perdita, empien- 
dolo di sì felice prole, che ne va ricca non folo quella feconda, 
maanche la prima Roma . E tanto baffi ad un merito,cui nulla 
balla di lode, per efTere in materia, che à tutta la più chiara, ed 
autorevole teftimonianza , qual (ì è quella de gl'occh) mc- 
defimi. 

Nel coperto feno de' Portici , come avea sfoggiato la gene- 
ro fità di chi comandava , ellnduftria di chi ferviva all' appa- 
rato, vertendo e le colonne, e le volte, e i fianchi delle pareti 
a vivaciffimi fcherzi di rofe, e ftrifce, e calcate di varj zendali; 
così tutta fpiegolfi quella più fina pompa di nobiltà, che vedefi 
rifplendere unita non men nel fangue, che nel merito de i due 
viventi Fratelli, collocando in mezzo al primo Portico il 
ritratto deH'Eminentifs.Sig. Cardinale Giberto, imitato in tal 
maniera a chiaro fcuro, quali fofTe coniato in medaglia d'oro; 
nel fecondo quello dell'EccelLentifs.Sig. Conte Cario efpreflb 
in ugual lume di maeftofo profpetto . Al primo faceano deco- 
rofo corteggio le fue proprie virtù , come avvifavafi ne' due 
Elogii polli nelle due fronti del Portico, che fi riguardano 
dirimpetto. In uno di quelli con laconismo veramente fcarfo, 
e perciò forfè più accetto al Perfonaggio lodato, motivayanfi 
i nobili virtuofi efercizj a mifura delle onorate di lui cariche, 
così ben fecondati dalle fegretedifpolizioni della Divina Pre- 
videnza , che quell'unica Dignità, la quale dovea efiere necef- 
fariamente oziofa , cioè il Patriarcato d'Antiochia per la mifera 
fchiavitù, in cui l'Afia geme oppreffadal fuperbo Maome- 
tifmo, pure in lui riufoTeconda di nobili fatiche; attefoche 
aggravato da lunga infermità 1' Eminentifs. Sig. Cardinale 
Arcivefcovo Archimi di chiara memoria indofsoaì Patriarca 
Borromeo il degno pefo di fupplire alle Ponteficali funzioni, 
e quefti indefefiamente adoperandofi in Creiìrne generali. 
Sacre Ordinazioni , ed altre Vefcovili benedizioni, ed Ufficj 
anche alla prefenza dell' Auguftifiìmo noftro Imperadore , e 
Monarca ( il quale di pafiaggio in que' tempi felicitava colla 
fua elemenuflimà Maeftà quell'inclita Metropoli dello Stato 
di Milano,) tanto fece, tanto s'impiegò, che fu la maggiore 

G 2 con- 



5^ 
confblazione al maggior male dell 1 animo , che patifle in tanti 

mali del corpo generofamente portati , cmel zelante Paftore, 

cioè la pena, e la paflìone lode voli dima di non poter' affaticare 

nella iua Chiefa $ eccone le parole » 



JUSTITIiE, VIGILANTI^, PRUDENTI^ 

BONONIA, NOVARIA, ROMA 

BORROMEO PRESULI 

LABORIOSUM STADIUM APERUERE. 

UNA NON PATEBAT ANTIOCHENA SEDES 

EXERCITATIONI VIRTUTUM: 

CUM jEGRI AD MORTEM MEDIOL. ARCHIPR-ESTJLIS 

VICES IMPLENS PATRIARCHA 

AN.TIOCHIAM STJAM MEDIOLANI INVENIT. 

KUSQTJAM OCIUM PATITUR VIRTUS; 

NEC INANE POTESTE ESSE DECTJS, 

QJJOD MERITIS VENIT. 

Nel 



53 
Nel fecondo più generalmente toccavafi come un riftretto 

di tuttala fua vita, in tal qualmodo a fefteflà nobilmente con- 
traria, perche veloce nel merito, ritrofa in accettare i premii 
del merito , ma dopo averli quali a contragenio accettati, tanto 
piùrifoluta,eforte in Spremerne, dirò così, piena, ed intera la 
gloria, con agguagliare alle dignità il convenevole portamento; 
Il che tutto fpiegavafi come fie^ue, 



VRMCOX AD SAPIENTIAM 

GIBERTUS 

AD OBLATAS SAPIENTI-E INFULAS 

SERO POTUIT T R A H I. 

VICIT TAMEN MODESTIA INDOLEM 

MERITOR UM AMPLITUDOj 

SUMMAS ECCLESIA PROVINCIAS 

SUMMA CUM LAUDE COMPLEXUS, 

DUM EXERCUIT, PAREM, 

BUM FUGIT, MAJOREM HONORIBUS 

SE PROBAVIT, 



Con 



54 

Con maggior diftinzione, e quafi a grado per grado nume- 
ravanfiipafli della fua Dottrina, e Pietàentro a i lei fpazj delle 
Filaftrate, o fia Contracolonne, con cui dall' Architettura 
npartefiilmuro laterale a proporzione del profpetto. E benché 
in materia sì varia, che eia obbligati a parlare in iìlenzo, omet- 
tere a catafafeio altre memorie più grandiofe, poterle farli a 
roti* ore il rammemorare i primi teneri ftudii alla Gioventù civile 
comuni , pure lì confiderò unrifalto ben degno, che facevano 
nell'Eminentiis. Giberto, per ragione de' luoghi , ineuigPap- 
prele , tutti Atenei di Sapienza , e di Religione innalzati al pub- 
blico bene dalla Borromea Magnificenza; eflendo forfè querV 
una la gloria più fingolare della fua grande Profapia,aver' ella 
come eflere maeftra a tutti di tutte le virtù , e non dover far' un 
parlo fuor di fé Merla per farfi grande in tutto . Perciò in Car- 
telli vagamente intagliati, e dipinti a fondo azzuro tenero, lì 
vedeano a forza d'ombra in viva figura ridotte la Rettorica in 
primo luogo, da cui teneafi in mano il difegno del Seminario 
maggiore , dove ne' primi anni il noftro Eminentifs. applicò 
alla più amena letteratura, con lotto a caratteri d'oro in una 
faida volante l'Epigrafe qui notata. 

INSTITUTUM A S. CARLO SEMINARIUM, 

Ì1M SAPIENTI^ ATHEN^UM, 

AMOEMIORIBUS GIBERTUS LITERIS 

ERUDIEBAT, CUM ERUDIRETUR. 

In fecondo luogo vedeafi la Filofofia^cht fpiegava difegnato 
in una finta carta il profpetto del Collegio Elvetico,i di cui Mae- 
fìri ebbero l'onore di leggere al fodetto Eminentifììmo le Scien- 
ze fpecolative ; miravan con ugual bizzarria ferino al di fono: 

HELVETICI COLLEGII ALUMNOS 

DOCTA CONTRA H-ffiRESIM AD PRjELIA 

DIGNUS CONDITORE CAROLO NEPOS 

SCHOLASTICIS STUDIIS INCITABAT. 



55 
La terzi a fàrcomparlàera la Teologia , dalla cuideftrapcn- 

dca delincato in carta il modello dell' infigne Biblioteca A m- 

brogiana , la quale fervi di Aula degna a queft' Eminentiffimo 

all'ora quando in pubblica adunanza de' Maeftrati, e de' Nobili 

coronò il fior de gl'anni con l'Alloro Teologico . Rifvegliavalì 

la memoria degi'univerfali mentati applaufi intalguifi. 

IN AMBROSIANA BIBLIOTHECA 

FEDERICI L CARD. SUMPTU ERECTA 

THEOLOGICAM GIBERTO LAVKVML 

SCIENTI-* OMNES TEXEBANT. 

Segvitava la Giuri/prudenza fttignendo in mano la fbm« 
mità d'un foglio, ornato con l'efterna bella veduta del Collegio 
Borromeo in Pavia, ove diede ie prove del fuo alto fapere, 
quando ivi portoflì per ricevere in quella Regia Univerfità 
il (erto Legale ; poitava ferino nella vaga fottopofta fafeia; 

NOBILE TICINI COLLEGIUM, 

BORROM.M MAGNIFICENTI^ MONUMENTUM, 

JURIS UTRIUSQUE LAUREA 

NOBILIUS FECIT GIBERTUS. 

Scorgeafi in apprefib la Religione in atto di prefèntare 
agl'occhi abbozzata la profpettiva del Tempio , e Collegio 
del S. Sepolcro, luoghi in cui può dirfi depofitafle il fuo mag- 
gior fpintoS. Carlo, e perciò prediletti all' Eminentifs. Giberti 
per tenere in esercizio la fua innata Pietà, frequentando ivi 
e Sacramenti, e fpirituali conferenze, ed anche da Patriarca 

il 



5* 
il più delle apoftoliche fue fatiche; compendìavafnl tutto nel 

feguente periodo ; 

FREQUENTI SACRORUM USU 

IN TEMPIO S. SEPULCRI 

VISA SIBI EST RELIGIO 

PARENTEM CAROLUM IN GIBERTO ENUTRIRE. 

In ultimo erafi riferbata la Carità, nella quale a niuno de' 
Juoi Antenati, liberali Fondatori di molti Luoghi pii, riferiti 
dal Terzago , e da altri (64) , fu inferiore il preferite Porpo- 
rato Borromeo , pieno di munificenza verfo de' poveri . Fu 
fceltoperò il folo difegno del Luogo Pio detto Humilitas y 
come il più noto, vedendoti ancor in fronde alla Cafa di prima 
fua fondazione ritratta l'antica effigie del già lodato Vita- 
liano I. con abito alla Ducale tutto ìparfo a fiori d'oro, in atto 
fupplichevole d'avanti all'eccelfa Imperadrice del Cielo, e 
quefti appunto erafi confegnato in mano alla, fodetta virtù , 
con la lpiegazione al di fono : 

FUNDATUM VITA LI A NI I. ^RE 

PIUM HUMILITATIS LOCUM 

JUGI IN PAUPERES LIBERAL1TATE 

GIBERTUS ^MULABATUR. 

Nel fecondo Portico, in cui fovraftava alla Porta di quell 1 
Aula, come fi è detto, ideata in medaglia l'imagine dell' Ec- 
cellentifs. Sig. Conte Carlo, vedeaniì due Elogj contrapofti 
in iicambievole profpetto, i quali chiamavano a gioriofo pa- 
rafilo la nobil gara de i due Borromei Fratelli in accrefcere 
a' titoli ereditarii le più eccelfe dignità l'uno del Sacerdozio, 

l'altro 
[64] vbìfupra circa medium. Seremm in Operi* decurfu , Ma- 
ngia IB. di Mit.pag. 5 1 8. 



57- 
l'altro del Regno; effèndo veramente dà ambe leparti sìvan- 

taggiofo l'ingrandimento degl'onori aggiunto air originaria, 

loro grandezza , che può metterli in bilancio, iè più di nobiltà 

abbiano ricevuto per beneficio della natura , o acquiftato per 

merito della virtù . Il primo fpiegavafì ne' termini feguenti di 

fuccinto, ma fuccofiflìmo encomio : 



COMES CAROLUS BORROMiEUS 

EX LX. DECUL, CASTRGRUM PRjEFICTTJS, 

NOVARA GUBERNATOil, 
A CONS1LIIS SECRETIORIBUS STATUS, 
ET INTIMIS CAROLI VI. IMPERAT. 
iQUES AUR. VELI., MAGNAS HISPANIAR, 
CAROLI II. CATHOLICI MONARCHI 
AD INNOCENTIUM XI. ORATOR* 
PROREX N E A P O L IS, 
PROCURATOR GENfiRAUS CASSAR IS IN ITALIA, 
ET CtJM PIENA POTÈ STATE,' 
H JE R E D I T A R 1 I.S DIN ASTIIS 
TOT DIGNITATUM. NOMINA ADNECTENS, 
HONORIFICUM T1TULIS ELOGIUM IMPLET, 
IPSE T1TULI3 SVIS ELOGIUM MAJUS. 

H Non 



; 



5& 

Non cedea l'altro di gloria, benché accordante in fine un' 

egual vanto ad entrambi, obbligando ali 1 ammirazione la lode 

con quelli fenfi: 

COMES GIBERTU5 BORROMiEUS 

yiCOBOLDONI, ET SS. PETRI, ET PAULI IN MONTEFORTI 

ÀB6AS COMMENDATARIUS. 

EX PROTHONOTARIIS P ARTICI PANTlBUS, 

BONONU PROLEGATUS, 

EPISCOPUS NOVARIENSIS, 

PATRIARCHA ANTIOCHENUS, 

PONTIFICIO CUBICULO PRìBFECTUS* 

S. R. E. CARDINAL IS' 

AVITjE MAGNITUDINI TOT ECCLESIA, 

QUOT FRATER AUL^E HONORES ADJUNGIT. 

O M AGNO MJ M FRATRUM 
CONCORS VIRTUS, JEMULUM DECUS! 

Quindi {vegliatoli il penderò a riflettere che ogni fòrta di 
Nobiltà avea profufi , per così dire , tutti quanti i fuoi caratti 
in dare la più fina tempera non folo al fangue, ma anche air 
animo del noftro Eminenti^, fi giudicò opportuno fcevrarla 

parte 



59 
parte per parte, e così colta nelle fue varie fifonomie , diari- 

Diiirla ne' cinque fìti delie contracoionne ,. che fòl tante fi no- 
verano in quello Portico, ufando il tal modo l'induftria de* 
fpecchj poliangoli, che {partono in varj pezzi t'obbjetto pre- 
tentatori , e d'un' imagine fola , ne fanno molte . Cqminciavafi 
dunque da quella, che ci fa nafcere Nobili, rimoftrata entro 
vago Cartello in figura di Matrona veftita alla lunga, con 
ftella in capo , e corona d'oro in mano , (imbolo ben dovutole 
e per l'antichità nobiliflìma del Borromeo lignaggio, e per le 
gentilizie fue infegne. Il titolo era feri tto all'alto in caratteri 
d'oro NOBILITAS ORIGINIS. Di fono in fafeia leggia- 
dra , che fcherzavali a volo d'intorno, Jeggevafi il feguente 
monoftico; 



?: 



JETATUM LABOR EST 
CUNAS APTARE GIBERTO. 

Veniva d'indi quella, cheindoppiaficon l' aleanza delle più 
illuftri famiglie, ombreggiata in aria beila, e modefta di Gio- 
vane fplendidamente abbigliata, con itrè anelli Borromei in 
mano, ediftintacon quello titolo NOBILITAS l AFFINI- 
TATÙ M* Quanto di luftro abbia derivato il fangue Borro- 
meo dalle parentele di primo fiore, bafta a metterlo in chiaro il 
fin qui detto, e quel molto di più, che refta da ineontrarfi a 
guardo facile dentro le ftorie , avendo lafciato fcritto ilTerzago 
fin de' fuoi tempi ( 65 ) che,, nulla pene fuit non modo in Impe- 
rio Mediolanenfì , fed in tota Italia, ac Germani d Illuftriffi- 
tna, ac nobili [f ima Domus, qua Borromaorum familià bone/tata 
nonfuerìty qua Borrom&orum veterem, & ìlluflrem familiam 
/ibi con ju gii domum non delegerit, & adhucdeligat . Il che poi 
videi! fempre continuato fino a quefta età fpargendo ancor 
frefea luce su gì' occhi noftrì gl'ultimi di lei vicendevoli mari- 
taggi , riabiliti tutti con chiariffime, e principefche profapie, 

H % fra 

[65] Ibidem prape medium y ubi etiam fìngillatim hujufmodi 
familìàs enumerat y quo4 idem prafiat Serenius pag*$66* 7 & 
Prioratut infine vite Coi Johannis Borrojnai* 



6o 
fra le quali non è men ricca di fplendide parentele quella dell* 
Eccellentiflima Conforte del Sig. Conte Gioanni Borromeo 
D. Clelia Grilla, Dama, del di cuibelfpirito, e raro talentone 
testimonio, e panegirico irtfieme l'amor fuo ftefio all' arti , e 
fcienze più nobili, unica delizia de' fuoi virtuofì trattenimenti. 
Un'altra fpecie però di parentela più nobile toccoflì nel iotto- 
fcritto verlo, convenevole anco allo flato celibe dell'Eminen- 
tiflimo Giberti : 






TOT DOTES ANIMO, 
QUOT STIRPES SANGUINE JUNGIT. 

Seguiva quella nobiltà da cui nafte il merito, e ioè 

NOBILITAS yiRTUTUM 

figurata in portamento di Matrona grave col Sole in petto , uvC 
Afta nella deftra, ed una Corona d'alloro nella (iniftra; e 
perche la Virtù loda, e maflìccia, come Poro nelle miniere, 
a Tempre più di prezzo in le, di quello appajaal di fuori, e 
tale appunto è ftata la prattica del noftro Porporato , fé le 
foggiuniè quello verfo : 

QUOD MICAT EXTERIUS, 

QUOTA PARS EST LUMINIS INTUS? 

Era figurata nell'altro fito in abito di maeftofa Eroina con 
battone di comando in mano, ed a piedi un mucchio d' infegne 
onorevoli, Mitra, Capello Cardinalizio, Verga, Spada &c.la 
nobiltà, che nafee dal merito, intitolata ivi NOBILITAS DI- 
GNITATUM\ e come che l'onore conferito al merito riceve 
maggior' onore del merito fteflb , fu confiderata quefta bella 
proprietà nel noftro calo in tal modo: 

SEMPER HONOR MERITO, 
MÈRITUM P.AR SEMPER HONORI. 



ÓI 

Miravafi in fine quella Nobiltà, che tutta nafce da noi, 
perche figlia del noftro ingegno , e delle noftre fatiche , vai 
a dire NOBILITAS DOCTRIN^B\ rapprefentata a guifa 
di Matrona veftita all'eroica con libro in una mano, enelP 
altra una fiamma piegata all' ingiù , da cui piccol fanciullo 
ne accendea con tenera mano una fiaccola. Come che però il 
più fino di quefta nobiltà fi è, quando l'amor del fapere non 
ricerca altro premio che il fapere mederemo, e quefto appunto 
era il pregio delle virtuofifiime occupazioni del noftro Emi- 
nentifs. tutte impiegate a render colto ancor l'ozio della fua 
vita privata con gli ftudj eruditi de' fcelti fuoi libri per iòlo 
defiderio della virtù , perciò fi conchiufe : 

INGENUA EST CONTENTA SUO 

DOCTRINA DECORE. 

Avea qui termine il letterario Apparato , non già la gran- 
diofa idea de' Signori Dottori , che ne men paga di quel fon- 
tuofo ornamento , con cui erafi addobbato in aria di trionfai 
pompa il profpetto delle due grand' Aule, vedendofi oltre ì 
fregi di già defcritti , compartite induftremente per ogni lato 
le lete a varj colori, altre volanti d'intorno agl'Archi, ed alle 
Porte in iftudiato fcherzo di libertà, altre inceppate fra ftretti 
nodi per formare a genio dell'arte, dove ingegnofi giri direp- 
plicati arabefchi, dove contorni di ftelle a folti raggi, e dove 
gambi fioriti diamenerofe, che poi ritratte dalla virtuofa gara 
de' pennelli su le tele lumeggiate d'oro, e fparfe tutte a nembi di 
fiori, dividevanfi in tal maniera il diletto de' riguardanti, che 
perdendovi dentro dolcemente gli fguardi,non fapeano a chi 
dare il vanto della più fina mseftria in un si beli' inganno dell' 
occhio; non paga, dirli, di un cosunobile sfoggio fi ftefe ad 
occupare la piazza, che leiì allarga d'avanti, alzandovi come 
un' altro porticelo teatro, difefo all'alto dal Sol cocente con 
vago intreccio di tele , ed ombreggiato da i fianchi con fini 
arazzi di Fiandra: Ed ivi era dove facea fpicco, per dir così, 
da fé fola, a maggior gloria deljioUro Eminentiflìmo, la 

H 3 Nobikà 



62 

Nobiltà del Collegio, mirandoli fuor dell* ufato, raccolto da 
quefta parte in lunga fila un quafi pieno Conciftoro di ventidue 
Cardinali, tutti aggregati a queft' Ordine infigne , con a mezzo 
il ritratto in grande elei fopra mentovato Sommo Pontefice 
Pio IV. , che qui tornava a far maeftofa comparfa, come tutto 
proprio dello ftefso Collegio. 

La più faftofa moftra però del di lor animo grande fu la 
Funzione medefima , celebrata con tutta quella pompa di 
magnifico feftes;giamento, chepotea fperarli da 1 (piriti così 
nobili in così àegna occafione. Poiché fiflatofi alla folenne 
Aggregazione l'ultimo giorno di Agofto dello fcaduto anno 
MDCCXVII. non ebbero ne pur la pazienza di afpettare il 
primo albor dell'Aurora, anticipandone, per dir così, il 
nafeimento col far rifplendere nell' ombre denfe della notte, 
che il precorrea, a forza di numerofi accefi Doppieri , e di 
Lumiere di criftallo coronate di faci, una sì chiara luce, che 
ne fembrava quafi il meriggio. Ne men gradevole, anzi piena 
di applaufo era la lieta ingiuria, che facea il lor giubilo al ripofo 
de' Cittadini, rompendone il filenzo, ora con iftrepitofi rim- 
bombi de' timpani , e delle trombe , ed ora colla mufica armo- 
nia degPIftromenti più dolci , con cui parea fi alternarle, in- 
denne a i viva del popolo il coro dell'allegrezza. Qual fofle 
poi all' aprirfidel giorno fteflb il nobile sfarzo della lor gioja, 
troppo diffìcile è l'ifpiegarlo, e forfè ancora le farebbe oltrag- 
giofo l'anguftiarlo dentro un periodo. Bafta accennare , che 
ièben forte fiata avveduta la faggia cura , di chi aflìfteva al 
regolamento di sìgranFefta, facendone efpor l'intero appa- 
rato tre giorni avanti , per liberare le ftrade da queir afTedio di 
folla, che fuol formar loro all' intorno la curiofitàde gl'occhj 
ed eruditi , e plebei ; fu nulladimeno sìfearfo il rito , che penò 
molto a trovar luogo da farvi dentro la principal fua comparfa 
la Nobiltà, la quate tutta xoncorfa in gala feftofa ad empiere 
le Manze del Borromeo Palazzo, e trattata quivi con liberale 
fplendidezza pari alCafato, fi ftefe d'indi ad accompagnare in 
truppel'Illuftrifs.Sig. Senatore Gio: Galeazzo Vifconti , Rap- 
prefentante, e Procuratore dell'Eminentifs.Giberto, che prefo. 
in mezzo da i due Signori Abati adorni col folito fregio della 

Colanna 



6* 



Colanna d'oro, ed infeguito da tutto il Collegio portoffi alia 
ricchifiìma, e all' ora più che mai fplendida interiore Captila 
dei Collegio medefimo* Fra tanto che ivi a pieni cori di fcelte 
voci, etra i concerti foavi di fquifitifiìme Sinfonie celebrofìì il 
Solenne Divinò Sacrificio da Monfignòr Conte Monfrino Ca- 
ftiglione Arciprete di quefta Metropolitana , fregiato d'abiti 
Ponteficali, e di Mitra, com'erano ancora gl'altri tre di fuo 
feguito, Monfignòr Gaetano Caftiglioni in qualità di Sacer- 
dote Affiliente, Monfignòr Gioanni Manriche nell'ufficio di 
Diacono , e MonfignorTeodoro Triuizi in quello di Soddia- 
cono, tutti Canonici Ordinarii della fteffa Metropolitana , e 
tutti aferitti al Catalogo di quefta Illuftriflìma Adunanza; 
s'avviarono i quattro Delegati del Collegio Sig. D. Fermo 
Porro , Sig. Marchefe di Melegnano D. Cari' Antonio de' 
Medici, Sig. D. Aleflandro Caftiglione, eSig.D.Gio: Battifta 
Lodovico Porro a far riverente premura per lefue moffe all' 
Em. mo Sig. Cardinale Benedetto Erba Odefcalchi noftro Arci- 
vefcovo,chefpinto dall'amore allechiaritììme doti del fuo Col- 
lega nella Cardinalizia Dignità, dalla fua profiìma parentela 
colla Borromea famiglia, e dall'onore che vedeafarfiaqueft' 
Ordine , di cui n'è anch' egli nobiliffimo membro, volle 
entrare a parte di una tal pompa, accrefcendola di maeftà col 
decoro della fua prefenza, e del fuo treno magnifico. Giunto 
alla foglia dell' Aula fu accolto da tutto il fiore de' Cavalieri, 
e accompagnato nell'ampia Sala, direi, più adorna del folito, 
fé fofie capace di maggior fregio una maraviglia della ricchez- 
za, e dell'arte . Salito di poi fu '1 trono alzatogli fotto a maettofo 
Baldachinoudì confommo piacimento i pochi, mafoftanziofi 
periodi qui fotto ingiunti, con cui efprefie i grati fuoi fenti- 
mentia nome del Sig. Cardinale Borromeo il fopra detto lllu- 
firiflimo Sig. Senatore;,, Quòd Gibertus Eorromseus 
», Infuìis, Purpura , genere , virtutibus ornatUfimus, 
;; prilìina decora novorumacceffione cumulaturus, 
9> primus ex Ampliffima Famiiia , in Csetum hunc 
i, cooptari quodammodo amaveriti velìrae digni- 
„ tatis, au'Ooritatifque ( praettantiflìrm Collegae) 

„ ingens 



64 

h ingens cft argumcntum. Quòd vero noti lento, 
M obfcuroque fuffragiorum confenfu , fed impartenti 
• p publicai Isctidae acclamatione veftros illi hono- 
M res vitro deferri fanxcritis, Viri hujus praeclarif- 
§9 fimi, ac Borromeae Gencis exiftimatio quanti 
„ apudvosfemperfueritluculento teftimonio com- 
„ probafìis. Quid igitur mihi, qui prò vetcri ne* 
M ceffitudine , fanguinifque conjunÉiione tanci 
w Candidati partesfufcepi, quid mihi, inquarti, reli- 
„ quumeft, nifi ut prò celebrata honorificenttffima 
cooptatione gratias vobis habeam pieniffimasj 
atquefimùl Collegio fauUifficnè gratuler, quod 
multisabhiocannisnoftrates omnes, qui in pur- 
puratorum Patrutri Senatum adferibuntur , ex 
Qrdine veftro vel petantur, vel Ordinem hurte 
vefìrum petant. D'indi s'accinfe a perorare in lode del 
nuovo Eminentiffimo Collega il Sig. Don Alberto Vifconti 
d'Aragona con facondia, e fpirito, uguale alla nobiltà del fuo 
talento, e del fuo {àngue, unito già con (fretta aleanza fino da' 
tempi del primo Vitaliano al Borromeo Cafato (66\ porgendo 
poi nell'ultimo all' Illuftriflimo Rapprefentante l'Infegne d'oro 

del 
[66] Ob Francifcbinam Vicecomitem,fiHamLancelfotti,Domi- 
ni Generali! Cafte Metti &c. nuptam Phi/ippo Borromeo Co- 
rniti Aronne &c, Sororem Affarti Equi ti s aureati ,Ducalis 
Senatori s, Regiique Armorum Dudloris celeberrimi an. 1 464. 
ob preclari (Jìma gè (la ,in Regiam Ar agoni cam Gentem a fi 
fumpti a Ferdinando utriufque Sicilia Rege; ex quo Alberto 
I, Vìcecomite Aragonicotrinepotis filius defeendit D.Alber- 
tus Vice come s de Ar agonia Orator &c.,utexpublicis tutela- 
ri bus tabu li s diei ^Septembr.an. 1 464. in adii s Tboma Gluf- 
fianiMedioL Tabellionis obfervat citat. J.C.Johan. de Siton* 
de Scotta, in Chronic. Colleg.Judic.pagÀ'p.. \ & in Monum* 
Vkecom.pag. 57.47. 






6 5 
del Collegio, e coronando con i viva di un comune applaufo 
la gloria di un così raro trionfo. ; 

Terminatala iòntuofa Funzione fèguitò ancora a mantenerfi 
nello fpiritofofuo brio V allegrezza del Collegio, facendo con- 
tinuamente rimbombare di tuoni giulivila Piazza, e Gafe vici- 
ne , e ravvivando con repplicate copiofe faci al primo annerirfi 
dell'aria il iuminofo bel chiaro dell' antecedente fera, quafi 
volefie eternare la luce di un giorno tanto per lui felice, lèin- 
brandogli troppo difguftofo che foffe tramontato pretto all' 
Occafo: e perche l'unica pena, che avea potuto rendergli meno 
dolce una sì ricca confolazione , era il non eflere (lato in caio di 
vederfi accrefciuto il godimento, e l'onore colla Perfona ftefia 
dell'Eminentiflimo Aggregato; perciò a compenfarla in qual- 
che parte rifolvette di far prefènte agl'occhj di Sua Eminenza 
riftretta tutta in un foglio l'ampia prova dell' oflequiola fua 
ftima, proteftata già in pubblico con sì grandiofo apparato, 
fcrivendole in quefti fenfì 

Em. mo , e R. mo Sig. Sig. P.Q CoI. m ° 

LA diftintifiìma noftra confolazione perii preziofo, eglo- 
riofo acquifto fatto in Voftra Eminenza non fi dava per 
fodisfattafin tanto che refa pubblica alla Patria, ed al Mondo, 
non faceva fpiccare col maggiore sfogo di godiménto il fingo- 
lariflìmo onore compartitoci da Voftra Eminenza; Quindi 
impazienti abbiamo (oltre il confueto) accelerata la folennc 
aggregazione di Voftra Eminenza ièguita jeri mattina me- 
diante il Sig. Senatore Don Gioanni Galeazzo Vifconti noftro 
Collega, e Procuratore di V. Eminenza. Non cieftendiamo 
in rapprefcntare fé lìa ftata maggiore la noftra, o la pubblica 
gioja! Chi abbi fpiegata maggiore pompa, fé la Santità, o la 
Nobiltà, fé li meriti , o le dignità dell'Iniìgne Cafato di V. Emi- 
nenza; fé finalmente più V. Eminenza nel generofamente favo- 
: rirci, o noi nel pienamente godere di tanto onore,rifèrbandoci 
darne il dovuto raguaglio all' Eminenza V. nella diftintarela- 
■ zione, che fi darà alle ftampe della mentovata funzione, ed 
. apparato : Supplichiamo bensì fra tanto V. Eminenza ricevere 

aVon 



66 
abon grado aueftarifpettofa notizia , che (non fenzàinnocen- 
tefuperbia) le avanziamo di effere l'È. V« fatta pienamente 
noftra, e nello fteffo tempo accreditarci co' fuoi ftimatifiìmi 
comandamenti, quali colla maggiore rafiegnazione ci dichia-? 
riamo, e protendiamo. 

Di V, Em." Milano primo Settembre 1 7 1 7. 

Umil. mi , e Dev. mi Ser/' , e Colleghi 
Gli Abati, e Dottori del Collegio de' Giudici, 
Conti , e Cavalieri di Milano . 
A tergo. 

All'Em. mo ,eRev.™Sig. re Sig. re P^Col.™ 
Il Sig, Cardinale Co: D.Giberto Borromeo 
Patriarca, e Vefcovo di Novara 

Roma. 
Non ebbe appena fottotofguardo il comphifiìmo annuncio 
di così raro onore fatto alla iua perfona l'Em. mo Borromeo, 
"tla pen" 
gerirgli 
Collegi 

II1> Signori. 



- 



DOpo d'aver' io poco fa manifeftato alle SS. VV. IHuftrifs. 
il grado delle mie obbligazioni per la lor gentiliflìma 
difpofizìone ad accettarmi in Collega, appena che fi penetrò 
quanto contento ione avrei conceputo; mi li propone di pre- 
lente il motivo di attediarle più fpecifìcatamente alle SS. VV. 
llluftriflìme dal venirmi con la loro cortefifiìma lettera del p. mo 
corrente portato 1'avifb d'aver' elleno fatta feguirela pubblica 
funzione del mio ingreflò nel nobilìflìmo loro Collegio, con 
l'intervènto del Sig. Senatore D. Gio: Galeazzo Vifconti, che 
pregai ad efière mio Procuratore. Non foto dalla compendiosi 
notificazione, che me ne fanno le SS. VV. llluftriflìme; ma più 
dalle diffufe, che da altri ricevo, refto con mio ftupore infor- 
mato della fpecialità delle maniere tenutefi , e con magnificenze 
di apparato il più folenne, e con altri più teflon* accompagna- 
menti 



6y 
menti di pompa. Io dunque fòprafFatto da' termini sì generofi, 
che manifeftano con evidenza chiariffima la troppo parziale 
confiderazione, e bontà delle SS. VV-Illuftriffime verfo di me, 
vengo ad ifpiegarne a tutto codefto nobiliffimo Corpo il diftin- 
tifiimo riconofcimento , che farà Tempre per mantenermi!! vivo 
nel cuore per eccitar quello in ogni occaiione all' impiego degli 
atti proprj , che poffano condurmi a più pienamente moftrarlo . 
Si compiacciano dunque le SS. VV. Illuftriffime, per meglio 
accertartene, di propormi in avvenire molte opportunità per 
fervirle,che io ftudierò di farlo in difimpegno de' miei sì grandi 
doveri, e per fine bacio loro di cuore le mani 

Delle SS. VV. Ill. me Roma u. Settembre 1717 

Ser. re di cuore, e Collega 

G, Cardinale Borromeo . 
-A tergo 

Agì' Hluftriflì mi Signori 
Li Signori Abati, e Dottori dell' Infigne Collegio 
de' Giudici, Conti, e Cavafieri 

MUanp. 
A quefta aggiungafi ancor V altra gentiliflima di ringrazia- 
mento ferina al Sig. Senatore D. Gio: Galeazzo Vifconti ne' 
termini feguenti . 

IlL mo Signore. 

IL decoro maggiore della funzione tenutali In occafione del 
mioingrefTo in codefto III.™ Collegio, è certamente prove- 
nuto dall'affluenza, che vi à preftata V.S. 111.™ in qualità di mio 
Procuratore: Le relazioni, che da più penne me ne vengono: 
fatte, come da quella di V.S. Ill. raa , mi riempiono infieme di 
gioja, e di confusone, per vedermi compartiti favori sì legna- 
teti . Al maflìmo, da lei difpenfatomi per tale occafione, io 
devo tutto il maggiore riconofcimento, e nell'imminente mia 
venuta farò per attenerlo a V. S. III.™ unito alle antiche obbli- 
gazioni, che le prò fedo. Sidifponga in tanto V.S. Illuftriffima 
* " ad 



68 
ad incontrarmi con molti motivr di fervida, che farà di mia 
fomma confolazione, come lo farà di mio vantaggio , e intant o 
le bacio per fine le mani . 

Roma ii. Settembre 171 7. 
DiV.S.IU.™ 

A cui tempre più cumulate rafle- 
gno le mie obbligazioni , che mi 
rendono didimamente fuo Serv. r «vero,eP. f e 

i 

G. Card. c Borrome O 
A tergo 

Airilluftrifiimo Signore 

HSig.Sènatore D.Gio: Galeazzo Vifcontì 

Milano . 

Come non può trovarli riconofeenza di più fina compitezza, 
così è Icarfo ogni termine di eloquenza per encomiarla, badan- 
do ella fola a fé medeiimadi giufta lode . Perciò fi mette in filen- 
zo la penna di chi fcrive, lanciando, che ne addolcifca il lungo 
tedio all'erudito Lettore i'ameniilimo ftile della qui annetta 
Orazione» 



ORATIO 

PRO SOLEMNI COOPTATIONE 

Em. mi , & Rev> Principis 

GIBERTI BORROMEO 

PATRIARCHI ANTIOCHiENI, 

ET EPISCOPI NOVARIENSIS, 

In Ill. mum Collegium 

J.PP. COMITUM, EOUITUM, ET JUDICUM 

MEDIOLANI, 

H ABITA IN EODEM COLLEGIO 
Ab III.™ Domino J. C. C, 

D. ALBERTO VICECOMITE 

DE AR.AGONIA, 

PRESENTE 
Em. m °, & Rev.™> Principe 

BENEDICTO HERBA 

ODESCALCO. 

S. R. E. CARD. ARCHIEP. MEDIOL. J. C. C. 
PridicKa/.Septemb. Anni MDCCXV1I. 



I 

1 3 






. • - ■ ■ 







|Uod ad confeflus veftri gloriam, atque hu- 
jus loci majeftatem felix , fauftumque fit... 
Cardinalem alium habemus Collegio no- 
ftro adjecìum ; quod vero mihi ad ketitiam 
animi, iplendoremque orationis plurimum 
afferat, Cardinalem habemus Gibertum 
Borrom^um. In ipfis itaque dicendi pri- 
mordiis argumentum omne gratulationis 
expofitum videtis; quis enim dubitet, an 
Collegio noftro gloriofiffimum fit, quod Urbi noftre,, quod nni- 
vcrfo terrarum Orbi femper accidit feliciflìmum. Habet hoc 
fiquidem inclytaBoRROM^ORUM Domus , ut quot olim Romane; 
Ecclefise Principes, tot civium fàluti,regnorumque incolumi- 
tati propugnatores dederit, & quos facrà purpurà infigniri 
viderit, eos denique totius Mundi laudibus viderit coronari. 
Ego certe, cum ita fèntirem,hodiernae orationis munus facile 
fufcepi, cum fcilicet non nifi facillimum videretur, aut expli- 
carc nobilitatem omnibus notam, aut extollere dignitatem 
fuametluce radiantem, autexornare virtutcm omnium gen- 
tium furTragiis ornatifiìmam. Quamobrem votis veftris, ac 
provincia? meaefatis me, fuperque facturum exiftimàvi, fi Car- 
dinalem Gibertum Borrom<*um Collegio noftro adfcriptum 
recenferem. 

Etenim, fi triafunt,quibus mortalium claritatem metimur, 
iplendor generis, ingenij predanti a, honorum denique magni- 
tudo,quis eft,qui non videat uno hoc nomine Cardinalis Giberti 
Bokrom^i preclara omnia comineri ? Vitalianos certe Borro- 
m£* Genti* Auctores Principem locurn Patavii tenuifie con- 

I » fiat, 



7 2 . 
fìat, live ex Trojana? Urbis cineribus partem illam Imperli in 

Italiani advexerint,fivè illos notapopularibusindolesfupremà 
poteftate dignos effecerit . Illud vero principatu ipfo longè fuit 
augu(uus,quodCatholica? Religioni vixdum cnatse principa- 
tum fubmifèrint, ac regia? fortuna? amplitudinem coeleftis glo- 
ria? titulis cumulaverint . Fertur Justina Virgo Vitaliano Regis 
filia chriftiana? fidei mifteriis à Profdocimo S. Petri difcipulo 
imbuta, mox imminente impiorumperfecutioneobtulifse gla- 
dio pectus, ne à fanctiflìma? vita? inftitutis recederet, atque 
omnes majorum triumphos moriendo fuperafse. Hinc illa 
virtutis, religionifque fòcietas, qua? deinde in pofteros perpetua 
felicitate denuxit , quin immo Urbibus, populifque perpetuarli 
attulit felicitatem. Infufa enimfanguini pietas in alios deinde 
Heroes migravit Maximum, & Vitalianum, illum fanctitate, 
& miraculiscelebrem, hunc etiam Pontificatu maximo, quem 
habitis Concìliis, inftitutoque Ferrarienfi Epifcopatu egregie 
adminiftravit . Sed mihi opportunius eft fobolem aliam prseter- 
mittere , qua? familiam nane religione nobilitaverit, poftquam 
recentiori tempore Carolus Borrom^us emerfit, qui Sol veluti 
lideribus fuperveniens majorum omnium preclara gefta ma- 
gnitudine fua? lucis obtegeret. Plurium fiquidem Antiftitum 
merita breviflìmo vita? fpatio complexus, non modo familiam, 
ex qua ipfe natus, verùm etiam Ecclefiam Mediolanenfem, qu* 
ex ip£o renata eft, totius Europa? populis celebrerà fecit . 

Neque vero Vitalianisdefuerelittera?, qusepartamfancìitate 
gloriam apud pofteros geminarent. Nam,ut alios omittam 
omni feientiarum copia refertiflìmos, memoria? traditum eft 
Maximum Epifcopum Patavinum Sancìorum A eia, qui per ea 
tempora vixerint, confignaflelitteris,atq; ( ut Chroniftae verbis 
mar) operis elegantià laudem interlatinos Scriptores afTecu- 
tum . Sed monumenta ingenii clariflìma , vel temporum in juria, 
vel Barbarorum f^vities eripuit, donec Federkus Cardinali» 
fenioreàdemftirpe ederetur, qui litterarum feientià, & amore 
quotquot anteà fuerant liberalium artium cultores facile fupe- 
raret. Extat in oculis Civium Ambrofian» Bibliotheca? mira- 
bile fané opus, & cui Regum quoque invidere magnificentia 
poflit. Illud vero maximum operis ornaaienturn exarata Fede. 

KICI 



7° 
mei ftudiovolumina, acin tanta paftoralis officiifolicitudinein 
omni difputationum genere confcripti codices,ut, qui rem feriò 
perpendat, Bibliothecam aliam in ipfoconditoris ingenio con- 
ditati! extitiffe arbitretur. Qua in re veterum Vitalianorum 
gloriam, qui armis, & bello claruerunt, non sequaffe modo, 
verùmetiam fuperafle vifuseft; hicenimbarbariem exanimis, 
iHi exUrbium mcenibusdepulerunt, itli reje8ishoftibuspacem 
provincia? reddidere, hic fìudia fcientìarum invexit, fine qnibus 
nulla pax unquamhonefta, vel diuturna effe potuit . 

Et quoniam mea huc proceflìt oratio , juvat Heroum nomina 
fummatim recolere, qui domum pacis artibus claram militari- 
bus auxere trophejs, aliaque decora firrml, ac nomina familiae 
pepererunt. Quo enim tempore Totila, & Vitiges Gothorum 
Duces fidata csedibus , ac rapinis Italia populatrices copias Ro- 
manis minibus admoverant, miffus à iuftiniano Caefare Ioan- 
nes Vitali anu , periculum inde omne avertit , fugatoque Barba- 
rorum exercitu, obfidione urbem, metu univerfam Italiani 
liberavit. Hinc facìum eft, ut Romani Cives vicìorì Iqanw, 
BoNROMANinomen dicerent, ne quifquamimpofterum Vitalia- 
norum domui debere fé aliquid erubefceret , cui Roma ipfà 
Mundi quondam domina falutem debere hujus nomìnis laude 
teftaretur. Manfit deinde Paulo, Alexan RO^SiNGiFREDO^pofte- 
rifque aiiisBoNROMANORUMnomen, focia?que nomìnis manfere 
virtntes, quibus militaresf>ra?fecìuras acJeptìCivitatum , Pro- 
vinciarumque fortunam propugnavere , nec ullum abinde 
Bonromanis feculum fine aliquo bellica? fortitudinis titulo 
cffluxit. i 

Illud vere» fingulare familiae meritum fingularem Numinis 
curam erga familiam oftendit,quod pluribus jaQata cafibus, 
patria?que finibus ejecìa, nunquam ex avita? dignitatis faftigio 
deciderit, quin immo ex calamitatibus ipfis dignitatum aliarum 
initiaduxerit. Ferunt eorum temporum Annales Gasparem, 
& An astasìum in Germaniam ire compulfos apud S vevia? Duces 
gratià, & opibus floruiffe, magnis exinde creviffe connubiis, 
atque ortamabhis fobolem, qua? univerfa? Germania?, Italia?q; 
jura dederit . Philippum vero varietale fortuna? in Hetruriam 
revectum Ca?faris VicariumSanminiaticonfediflefatis conftat, 

I 3 diver- 



74 
diverfifquecafibus poliremo rem omnem ad Lazarum Bonro- 

manum perveniiTe, qui cnm pcregre ad facr a limina proficifcen- 
tes (Rome,os Itali appellant) largè in edibus fuisaleret,acfa?pe 
imitaretur, Bonrom^i cognomentumfibi, fuifquecomparavit. 
Sed jamad Ulani fortunatifsimamdiem feftinat animus, qua 
haecBoRROM^ORUMfoboles Florentinorum feditionibus pulfa 
Mediolanumvenit, felicitateti!, quamacciperet, Infubritered- 
ditura. Talda erat Philippi Borrqm^i uxor, Beatricis foror, 
quam Phiuppus Maria Vicecomes Mediolani Princeps in ma- 
trimonio habuit. Ha?c liberorum incolumitati profpiciens, 
(ìmul freta fororis patrocinio ad hanc Urbem convolat,proba- 
to, ut eventus docuit, Superis confilio. Vitato enim civilium 
bellorum tumultu , qua? tum Etruriam concuflerant, jucundif- 
fimum aliud certamen Mediolani exarfit, quo fcilicet PrincU 
pum liberalitas , ac Borrom^orum virtutes perenni inter ie fé 
semulationecontenderent. Prior certe omnium Vitaliano ab 
AvunculofuoJoANNE Borromeo ex Patavienfi Urbe Mediola- 
num accitus, magnarumque opum h^res adoptionis jure infti- 
tutus, primo DucaHs iErarii redditibus caftè,integrèque admi- 
niftratis, tot in Verbani ora toparchias adeptus eft, ut Principi 
fuo, cuiamoris titulo adftriclilsimus erat , au8oritate imperii 
proximus haberetur, demum illuftri ad Galli» Regis fratrem 
fegatione perfunctus, infigni hoc decore merita coronavit. 
Temporum omnium memoria? proditum eft, qua ille munifi- 
centià Aragonium Regem navali praeliocaptum, atque ad hanc 
Urbem perdu&um domi fua? exceperit , cjui apparatus con vivii 
fuerit, quanta? gratulationes civium , qui videhcet Regem Am- 
pliffimum paulò antea bello vièìum, tanti hofpitis liberalitate 
iterum captum acclamarent. At videtequxfo quàm feliciter 
temporum noftrorum eventibus ejus eximii Viri fortuna pra?- 
luferit . Ut enim ViTALiANUsille domum habuit excipiendis Re- 
gibus parem,ità Vitalianus altercate noftré in ipfo Verbani finu 
Infulam condidit, qua? mox Ca?faris fimul, ac Regis uxorem 
exciperet. Quis enim fplendor, qua? gloria familia? fuit, cum 
Elisabetha Christina Caroli Sexti Imperatoris,Regifque noftri 
conjux AuguftiiTima, (utinamaliorumCa?farum, Regumque 
citò mater) Barrinone m ad Sponfum proficifeens, tamen itinere 

digrefla 



- 75 
digrefiaad Verbanum divertit,pretium, ac deliciaslnfuke aite- 
tura, nifi piane maximas, ac Regia Sponsà dignas inveniflet? 
Sed pleniffima Borrom^^ Gentis folatia erant circumjecia In- 
fula?loca, Arona?, Angleriaeque Arces, avita? fidei, ac forti tu- 
dinis monumenta pra?feferentes, pra?clufa? Valefianorum,Hel- 
vetiorumque irruptionibus Valles, ornamentaque alia domus 
conjuncia titulis, quibus ornari à Principibus domus ipfa me- 
ruifiet. Fuit hoc enim ha?reditarium familia?, ac propè ingeni- 
tum decus,ut quo altiùs poteftate afTurgeret, eò fubìimiùsad 
virtutem evaderet , divitiafque privata commodo acceptas, 
publico denique bono communes faceret. Extant in om- 
nium oculis erecla Borrom^orum opibus Tempia, cumulata 
donisSuperum Ara?, condita, ac ditata iatifundiisVirginum 
Afceteria,a?des educanda? nobilium juventini magnifìcèextru- 
Bae, pia denique loca alendis Pauperibus infutura, ut rnirum 
videri debeat ex privata? fortuna' iinu tantum utilitatis, & glorie^ 
in Rempublicam effmxhTe. Hinc domuum dariffimarum in 
unam velùti domum traducìa nobilitas, Vicecomkes, Trivul- 
tii, Medicati, Primorefque Urbis affinitatibus jundi; Brande- 
burgica,Eftenfis, Farnefla, pareique alias domus connubiis 
adftrida?, alia?que honorum, dignitatumque viciflìtudines, 
quarum ego neque narrando acquare famam, neque laudando 
compiedi magnitudinempoflìm. 

Hacigitur genitus familià G bertus ca?pit abipsà pueritià 
majorum gloriam refpicere , futura?que dignitatis primordia 
meditari, atque ut erat miti firmi! , acfubhmi ingenio, facile 
defpedis paterna? domus illecebris , quibus perfa?pe labefadari 
nobilium indoles folet , ftatim ad litteras , & Ecclefiafticam Mili- 
tiamconvolavit, nec fibi probariid vita?genus oliendit, cui ex 
fola nafcendi forte fplendor omnis accederet. Teftor Semina- 
rienfem Academiam nobiliffimijuvenisfudonbusiìluftratam, 
ièrmonibus excultam, .audam exemplis, admirante Civitate 
tantam laboris patientiam in tanta deliciarum affluentià porTe 
confiftere . Defertur intereà Romam ejusingenii fama, jamque 
SummiPontificis animum futura? virtutis expecìatio commo- 
verat. Oblatum illieo juveni amplitììmum ad Vicum Boldoni 
Sacerdotium , mox in ipfo retati s flore pars Bononienfis Lega- 

I 4 tionis 



fé 

tionis adjcfla, preclara fcilicet ad principatumincitamenta,nifi 
in ànimutn principati! majoretti incidiflènt. Oberrabat fiqui- 
dem anteoculosgentilitixHumilitatis effigies, & pars dignita- 
tispulcherrimavidebaturdignitatibus ipiìs moderatione ante- 
cedere . 

Circumventus itaque honoribus Borrom^us, ac folicitè 
perpendens, quantum oneris illisincumberet, quibuspublica 
fàlus committeretur,dignus imperio omnibus, prc^terquam (ibi 
videbatur, & vix adoleicentiamegreffusSanftiflìniorum Anti- 
ftitum,quos prifca religio tulit, imaginem referebat, qui ad 
populorum regimen parendi potius neceflìtate, quam imperan- 
di ambinone traherentur. Quaecumille fentiret, qualis fuit eo 
tempore bonorum omnium dolor, qui, ut perfaepe falluntur 
hominum judicia, communi damno modeftiam illam foveri 
arbitrabantur,qusecertiflìmumfemen erat publica? felicitatis. 
Ut enim commifla terra? iemina fruQuum pompam fecreto 
priùs labore concipiunt, ita reverfus in patriam Gisertus , atque 
intra domefticosparietesabditusdeleQumadpublicabona ani- 
mumexcolebat,ipfoquelatendi iludio dignior fiebat in dies, 
qui ab omnibus nofceretur. Tunc inftituta cum Sapientibus 
Viris eloquia, eruditiflìmus quifque Civitatis ad congreflum 
accitus, enucleata Sanclorum Patrum oracula, nihil denique 
omiflum, quo ad fapientiam,pietatemque efformari animus 
polfet . 

Et habebat fané domi argumenta virtutum alia, qua? ftimulos 
currenti adderent, & certe ialubriter ce^pta confilia confoverent. 
Quoties enim ad familiam refpiceret, nulla pars vacua laudis 
apparebat, erantque aflìduè in oculis, quorum gloriama?mula- 
retur, autquibusgloriamfuam relinqueretimitandam. Quale 
^nim virtutis exemplar C arolus frater ex Hifpani^ Magnatibus 
Aurei Velleris Eques, Arcanus Imperii Confìliarius, Regiis 
Legationibus,TribunatibusMilitum,Urbiumquepr3efe8uris 
inipfajuventuteperfunclus,po{tremòfide,prudentia,prompti- 
tudine id aflequutus, ut Caefaris vices obiret, ac Neapoiitano 
Regno iummàcumpoteftate praeficeretur. Proximus Carolo 
ibat Joannes filius , quem Joanna Odefcalca Innocentii XI. P.M. 
neptis pepererat , laudem omnem fcecunditatis uno partu 

adepta, 



adepta, quippecum decora omnia nobilitatis domili fimul, 
atqueUrbi in hoc uno reliquifiet. Quis vero tepraetereat digna 
JoANNEfbbqles Renate puer, fpes, acdelicia? domus,jamnunc 
avita? virtutis lineamenta prsefeferens, par ipfe futurus-, datu- 
rufque aliquando fobolem IVI ajoribus pare m? Neque modica 
domeftica? virtutis prsefidia erant fcemirree ipfa?, natura? debili- 
tatem, animi magnitudine fupergrefla?. Joann^ liquiderà 
Odefcalcha? Camilla Barberina fuccerTerat,modeftià, prudentià, 
religione fanèfpeèìabilis, inter principatushonores enata, mox 
puellarumordinem enixa,ex qiiibusaliiadprincipatum,hono- 
relque ampliffimos nafcerentur. Sedejus foecunditatislaudem 
praecipuè expleverat Federicus ad maximarum rerum fpem 
genitus, duorumque Cardinalium animos, quos olim Borro- 
m^a domus Mundo edidit, nomine, acmoribus repraefentans . 
Quam quidem Matrona? ornatiirirna? gloriam f^liciffimèaemu- 
labatur Clelia nurus, non modo fplendore generis, & illuftri 
fcecunditate, verùm etiamlitterarumfcientià,& amore, exem- 
plum Urbi fafla, fexus debilitatem facile emendari, nifi volun- 
tas adlaborispatientiam, & honefta ftudia defuerit . 

Inter hsec honorum, virtutumqne folatia periculofiflìmam 
vita? partem Gibertu^ exegerat, confanguineorum exempla 
fpecìans, àquibus ipfe velutexemplum probitatis,acfapientia? 
ipecìabatur. Jamque ad Rempublicamcapefsendammaturus 
fìbi videri ca?perat, cum illico ad obeunda Sacerdotii munera 
mentem adjecit, ab eo fcilicet totius vitse dignitatem aufpicatus, 
quo nihil auguftius Deus ipfe apud homines reliquiflet. Inte- 
rim Summi Pontificis cura erat ad publica ftudia prodeuntem 
benigne excipere, ac munerandi celeritatecompenfaremoras, 
quasqlim Borrom^i modeftia muneribusattulilTet. Forte per 
eos dies Antiocheno Patriarchi fuccefsor qua?rebatur, qui 
titulum ampliffimae in Ecclefia dignitatis pari animi magnitu- 
dine^ fuftineret. Eo fcilicet gradu Turnonienfis Gardinalis 
paulò ante decefserat, egregio vir ingenio, ac dele&us ex om- 
nibus, qui Sinarum religioni inter opinionum certamina flu- 
Quanti luccurreret. Itaquequò illuftriqr viri praeftantia erat, 
eò intenfiorcurafupremumHierarchamincefseratalterius de- 
fignandi Pn£fulis,qui nonmodopar tanto nomini efset,verùro 

etiam 



78 r 

etiam fuccedere optimo mereretur. Et affuit illieo quarrenti 
confilium . Vix initiatus facris ordinibus Borroivleu* in Tur- 
noniilociimfufficitur,itàvidelicetfentientePontificcdimifsam 
àfapientiffimo Viro fedem nullo meliùs, quàmGiBERn nomine 
poise impleri.Sed levatàCLEMENTis folicitudine haud fatisGiBERTi 
ipfius deftderiis confulebatur, quem ad Apoftolici muneris 
curas anhelantem , rerumque gerendarum cupidum quieta illa, 
ac laboris expers Antiocheni Pontificatus majeftas nondum 
expleverat. Io: Baptiftam Vicecomitem Praeiulem optimum 
paucisanteadiebus mors inopina iuftulerat, vixq;ejusobitum 
ad Romana moeniatriftes linerie attulerant, cum Giberius 
nihiltalccogitans Novarìenfis Epifcopusrenuntiatur, ut cele- 
ritas ipfa fofpicionem omnem officii tolleret, refque cejitus 
faclahominum confultationibus minime indiguiffevideretur. 
Quo vulgato nuntio, qualis fuit Novarienfis Urbis Iqtitia, qui 
Nobilumi plaufus, quae populi acclamano! Paftorem iibi ex 
Borrqm^a gente deietìum gratulabantur,fpetìabili integritate, 
prseftanti ingenio,fmgutari humanitate. Antiochena illum info- 
ia praei'uHìfie, nuncNovarienfem adieSam , quali virtutes ejus 
coronari dignitate una non pofìent . At, qui rem altiùs repete- 
bant, Innocentium XI. felicifsimse memoria? Pontificem abeà 
piane provincia fortuna? fase prìmordia duxifie memorabant, 
nunc ex affine Innocenti domo datum Antiftitem alium in ejufc 
dem fortafle magnitudinis fortem aufpicabantur. Interim 
" ftrepere omnia feftivo apparatu , ornari Tempia, triumphales 
Arcns inftrui, novaque honorum ingenia exeogitari, qua?con- 
ceptum animis gaudinm Pra?fulis oculis teftarentur. O 1 diem 
illam vere fortunatiffìmam, qua novus Paftor in amantiffimaè 
Civrtatis finum primo exceptus eft! Videre erat Myftaruro 
ordines retigiofa? magnificentia? ornatu fpe&abiles , fuiique fub 
ftgnis lungo agmìneprocedentes; populi multitudinem è teQis 
iplìs,arboribufque pendentem, inter aulsea fulgentia ftratas 
fìoribus vias, Nobiìium denique comitatum tanta equorum 
ac veftium pompa, qualem anteà numquam in Urbe vifam 
rerum earum obfervantiflìmi memorabant . Sed pompam om- 
nem triumphi vultus ipfe Antiftitis fuperabat, ita ad mode- 
ftiam, gravitatemquecompofitus, ut aliena potius magnificen- 

tia, 



79 
tià, quàm honoribus fuis deleOari vidcretur. Ncc mihi diem 

alium recolere propofitum eft,quo Infulam Sancii Julii nomine, 

ac cineribus celebrem, adventu fuo nobiliorem effecit, cum 

fub onere navium, guastanti viri fama contraxerat, circumja- 

ccns Infula? lacus ingemuit, fpecìavitque flammas pene ad 

aquarum fuarum injuriam ingeniofò incendio ludentes, colle- 

cìicmein uniusagminis fpeciem regionis incolse Pallori, ac 

Principi fuo vitam, gloriam, felici tatem feftis vocibus clama- 

vere. Aliapotiùserant, quaerecenferioporteret, effufafcilicet 

in Pauperes liberalitas, perpetua in rebus gerendis folicitudo, 

propugnata in fummis difficultatibus Ecclefise jura, juftitia? vis 

cum humanitate conjuncla, artefque alia?, quibus Paftoralis 

officii dignitas conftat. Sed obfequii mei negligentia fuerit, 

vel rerum earum feriem aggredi,quarum magnitudi nemaflèqui 

dicendo non pofiìm, vel ante omnium ocuios polita inutili ora- 

tione percuotere . 

Notiffima fané irta Summo Pontifici erant, incufferantque 
animo defìderium videndi Virum,cujus virtuteshanc famae 
celebritatem diù latendo meruiflent. Tertium itaque Epifco- 
patusannumagentem humaniflìmis litteris Romamevocat,ac 
Pontificio cubiculo, qua? femper magnis viris commini pro- 
vincia folet, ftatim praeficit, utipfa officii neceflitas crebro vi- 
dendi, colloquendique occafionem daret. Fateor ingenue..; 
meperea tempora Novarienfium felicitati invidiflfe, quibus 
Praefulem cariffimum dari fimnl, atque eripi pari gloria conti- 
giflet. Sermo omnium erat Romam ire Borrom^um auguffio- 
ribus titulis rediturum , gradum illum ad altiora fubfterni, 
fplendoremquealiquem purpura?ex ipfatotius Italia? voce elu- 
cefcere . Nec diù fufpenfos animos illa expecìatio tenuit : Nam 
& is erat Pontifex , qui citò cognofceret, & tam eximia?GiBERTi 
virtutes , ut citò nofcerentur . 

Anno itaque nundum exacìo, quo piane tempore Dominici 
Paflionis myfteria recolere chriftiana pietas folet, nuncinm 
arTertur Gibertum Bor-rom^um Cardinalium numero adfcrip- 
tum, ut rem divinitus factam temporis ipfius religio teftaretur. 
Quod fi eorutri merita, qui Principatu donantur, ex publico 
gaudio metiri Prudentes confueverunt, eà certe re nihil poter.** 

cxco- 



So 
excogitari fàpientiùs, qua nihil potuit audiri jucundiùs. In hoc 
liquiderà munere dederat Clemens, quod praeter eum , qui acci- 
peret, omnesoptabant, atque univerfae cnriftiana? Reipublicae 
triumphum inftruxerat, dum unius viri modeftiam fuperaverat. 
A t nobis . . . unde quaefo faeliciffime, elecìionis nuncium acccflit ? 
nempè Cardinalis iplius litterar aliata?, qua? rem certam Colle- 
gio facerent . O humanitatem vere eximiam , ò benevolentiam 
vere fingularem ! Inter feftivas Romanae Urbis acclamationes, 
interOptimatum,acPrincipum obfequia, effusa undique in 
gratulationis officium Italia, Collegium ftatim in oculishabuit, 
Jiium videlicet erga illos amorem "teftatus, à quibus ipfefum- 
moperediiigeretur. Honór inde aliusexalionafcitur, gratifli- 
mumenimiibi fbrefignifkat,fi nomenfuumnobilimmo Ordini 
adjungeretur, cui jam effet amoris neceflitudine conjunctil- 
fimus . 

Habet igitur hodie,quod fibi acceptum fecerit humanitas tua 
Giberte, habét Collegium, quod enixè cupierit, eodemque 
tempore expleta funt noftrum omnium vota, dum tua perfici- 
tnus, in hoc etiam geminata diei laetitià,ut in Ioanne Galeatio 
Vicecomite Senatore optimo, Collega noftro ornatiflimo, 
tibique fanguinis affinitate conjuncìo merita tua videamus 
ornari . Neque ego obtegere velim quantum tibi nos hodierna 
dies obftrinxerit . Nullus antea Cardinalium , quos domus tua 
clariffimos habuit, in Collegium erat relatus ; fuit hoc tibi refèr- 
vatum, ut unus omnium decora in hanc aedem inferres. Quis 
enimeft, qui non videat Caroli fancìitatem, Feoirici fenioris 
doclrinam , junioris magnanimitatem, Gt berti denique altcrius 

E rudentiam, fanguinis, ingemiquepropinquitate intuis mori* 
us obumbratam . Quintus itaque Cardinalium, qui aliquando 
In familia tua vixerunt , quintus eorum , qui apud nos vivunt ad 
Collegium acce (Mi, ut par effet Principum comitatus,quite ad 
hanc fedem deducerent, quique ingredientem exciperent. 
Hunc vero comitatum cumhabeas, mirumviderinondebet, fi 
te ulterius profequi oratio mea non audeat . Superi te incolu- 
mem , Superi inquam , quos familia tua genuit , te nobis incolu- 
mem fervent, faciamque,ut*fiquidaltius virtutitusc reftat, 
fèliciter affequaris . Dixi. 



Vi. Jdus Februarii MDCCXVIIh 

I M P R I M ATU R 

F.Jofepb Maria Felix Ferrar ini Ord. Prad. Sa e. Tbeotogi* 
Magifler^ ac CommiJf.S. Off di Medio/ani» 

Domini cu s Cri/pus Par. SS. ViSì. % & 40. Martyrumpro Emi* 
nentiffitno , & Reverendijfimo D. D. Card, Odefca/co Arcbiep. 

F. Cefatuspro Excellentiflimo Senatu* 



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